BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BARCELLONA/ "Ho sempre sfiorato l'abisso, ma non mi sono mai abbandonato"

Pubblicazione:

Pietro Barcellona (1936-2013) (Immagine d'archivio)  Pietro Barcellona (1936-2013) (Immagine d'archivio)

Da questo momento in poi fare politica per Barcellona significherà organizzare cultura: formare giovani ricercatori, convocare convegni internazionali, strutture di ricerca e contaminazione di pensiero. E significherà, soprattutto, entrare nella grande sfida culturale del nuovo secolo: "la contrapposizione tra un uomo neuronale che si esaurisce nei suoi circuiti biochimici e bioelettrici, e l'idea di persona come soggettività irriducibile all'oggettività di ogni descrizione possibile".

Dalla politica attiva, Barcellona passa alla politica culturale, con una attenzione sempre grande per il Sud e per i giovani e con la preoccupazione di lavorare alla "costruzione di una vera e propria agenda dei temi", su cui sfidare amici e nemici. L'ultima sua creatura fu l'associazione "I Dialoghi d'Aragona" che a Catania ha curato la formazione di giovani laureati.

Ma c'è una seconda chiave di lettura del testo. Essa riguarda il filo rosso delle grandi domande che percorre la biografia dell'intellettuale catanese: "Perché bisogna amare la vita?", "Cosa cerchiamo in questa notte stellata?". Commentando una mostra di suoi quadri allestita a Roma e che portava il significativo titolo "Il desiderio dell'impossibile", Barcellona ci offre la chiave per leggere la sua complessa personalità: "Credo che questo motore interno attraversi tutte le mie passioni, anche quella politica, come bisogno di recupero di una presenza reale con la quale sia possibile una vera relazione amorevole". Andando al fondo di questa domanda il prof si confronta con le poesie e le analisi sul mondo contemporaneo di Pasolini. L'incontro col prete operaio don Giuseppe Stoppiglia lo porta alla scoperta del volontariato nell'America Latina, mentre l'incontro con don Francesco Ventorino lo porterà ad approfondire il rapporto con Cristo come figura presente nella storia del nostro tempo e della nostra vita. Da qui un viaggio, con la famiglia e gli amici, in Terrasanta sulle orme del Gesù storico.

L'esperienza della malattia, negli ultimi anni della sua vita, lo riporta a fare i conti con la constatazione che "nonostante gli incredibili progressi della scienza e della tecnica, abbiamo ancora la necessità di rispondere alla domanda dei greci e di Leopardi: 'Se la vita è sventura, / Perché da noi si dura?". Barcellona arriva ad affermare che "ogni malato che si presenta all'appuntamento con il dolore estremo è un Gesù Cristo che grida il suo abbandono".

Le ultime riflessioni di Barcellona sono sul collasso dell'Occidente, sull'evento straordinario dell'elezione di Papa Francesco, "il Papa che viene da un altro mondo", e sulla emergenza educativa: il mondo di oggi ha bisogno più che mai di nuovi maestri che siano anzitutto "modelli viventi".

Riguardo alla propria situazione personale, Barcellona la fotografa con una frase che racchiude il suo percorso umano e culturale: "Ho sempre sfiorato l'abisso, ma non mi sono mai abbandonato".



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
08/09/2014 - inguaribile sete di realtà del prof barcellona (antonio petrina)

Come già un anno fa l'amico Ventorino su queste colonne invitava a riflettere sull'eredità del prof. Barcellona (oltre il cursus vitae fatto da Di Fazio) ed il suo instancabile desiderio di misurarsi con la realtà per discernere aspetti positivi e negativi, come gli antichi greci suggerivano (vedi prof. Reale su Corsera del 7 settembre 2014, inserto domenicale sulle letture del quotidiano) e così sarebbe utile accostare Barcellona ad Heidegger, come nel ciato articolo del prof Reale, ovvero contro la nuova conoscenza/web e la scomparsa del soggetto, a favore della suggestività del reale al mercato della felicità dell'uomo singolo e concreto.