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BARCELLONA/ "Ho sempre sfiorato l'abisso, ma non mi sono mai abbandonato"

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Pietro Barcellona (1936-2013) (Immagine d'archivio)  Pietro Barcellona (1936-2013) (Immagine d'archivio)

Un anno fa moriva Pietro Barcellona, filosofo, giurista, uomo politico, che ha attraversato da protagonista la storia repubblicana. Ma anche marito, padre e nonno affettuoso. Amico per tanti. E, per questo giornale, acuto commentatore.

Un libro fresco di stampa, Sottopelle. La storia, gli affetti (Castelvecchi, Roma 2014), a cui Barcellona ha lavorato negli anni della malattia, ci offre la possibilità di entrare nel segreto di questo originale e battagliero intellettuale del Sud. Si tratta di una autobiografia, pubblicata postuma grazie all'intervento dei familiari, in cui la grande storia s'intreccia con le amicizie e gli affetti. Al manoscritto originale mancava solo l'ultima revisione da parte dell'autore, ma il testo esprime bene, anche nello stile, l'animo di Pietro Barcellona, le sue passioni, spesso tumultuose, la sua ansia di ricerca, che lo tormentava senza lasciarlo mai quieto.

Nelle pagine di Sottopelle, dicevamo, emerge la grande storia. C'è, per esempio, il racconto della seconda guerra mondiale vista dalle pendici dell'Etna, con le vicende di paura e sacrificio di una famiglia borghese siciliana. C'è, anche, l'epopea del Pci nel Sud, raccontata attraverso l'adesione al partito da parte del narratore, giovane rampollo di una borghesia anticomunista, che finirà per occupare ruoli di alta responsabilità nell'organizzazione comunista e nella vita politica: da segretario cittadino del Pci a componente laico del Csm a parlamentare. E c'è il dramma del crollo del Muro, la conseguente mutazione di pelle del Pci e lo stravolgimento antropologico dell'intero Occidente. Ci sono, infine, i momenti cruciali della storia italiana contemporanea raccontati da un osservatore privilegiato: l'assassinio Moro, la morte di Berlinguer, l'avvento di Berlusconi nella scena politica fino alla più recente irruzione del M5S.

Nel libro c'è anche uno spaccato della gioventù catanese del secondo dopoguerra, con i suoi riti, le sue emozioni, le sue avventure nel Nord Europa raggiunto in autostop e rimasto nella memoria di alcuni per la natura e per le sue belle ragazze bionde.

Barcellona passa con facilità dalla grande alla piccola storia, ma il protagonista resta sempre lui, forse - come affettuosamente gli rimprovera il figlio Eugenio - "perché [aveva] un forsennato bisogno del riconoscimento degli altri che [gli] imponeva di mettere in piazza tutto ciò che [gli] passava per la mente", ma anche - diremmo noi - per quella insaziabile voglia di indagare il reale che rendeva Pietro Barcellona un personaggio unico nel panorama intellettuale meridionale.

Possiamo provare a leggere Sottopelle con una doppia chiave di interpretazione. La prima riguarda la storia del Pci di Togliatti e Berlinguer, caratterizzata da una capacità di mediazione "che tende a includere nella propria visione - scrive Barcellona - anche le ragioni degli altri".

A metà degli anni Settanta, il giurista catanese viene cooptato nel gruppo dirigente del Pci locale. La sua "incoronazione" avviene all'epoca del referendum sul divorzio con un comizio in piazza Università assieme al segretario nazionale del partito, Enrico Berlinguer. Dopo quell'evento, Barcellona fu candidato al Consiglio comunale e gli venne affidata la guida del Pci nella città di Catania che da poco aveva virato massicciamente a destra. 



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COMMENTI
08/09/2014 - inguaribile sete di realtà del prof barcellona (antonio petrina)

Come già un anno fa l'amico Ventorino su queste colonne invitava a riflettere sull'eredità del prof. Barcellona (oltre il cursus vitae fatto da Di Fazio) ed il suo instancabile desiderio di misurarsi con la realtà per discernere aspetti positivi e negativi, come gli antichi greci suggerivano (vedi prof. Reale su Corsera del 7 settembre 2014, inserto domenicale sulle letture del quotidiano) e così sarebbe utile accostare Barcellona ad Heidegger, come nel ciato articolo del prof Reale, ovvero contro la nuova conoscenza/web e la scomparsa del soggetto, a favore della suggestività del reale al mercato della felicità dell'uomo singolo e concreto.