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DALLA GERMANIA/ Tutti gli errori dei nemici di Angela Merkel

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Ci sarà anche bisogno di un discernimento del"nemico capitale" senza il quale, dice sempre Ferré, non potremo rispondere al compito primo del cristiano: quello della "missione", dell'annuncio della gioia del Vangelo, come ci ha invitato a fare il papa nella sua esortazione apostolica programmatica Evangelii Gaudium. Con le parole di Methol Ferré esprimerei questo contenuto "missionario" nella frase seguente: "nel nemico c'è l'amico che deve essere riscattato e salvato. Abbiamo bisogno di renderlo amico, trovare l'amico che c'è nel nemico, sapendo che il nemico ce l'abbiamo spesso in noi stessi" (Methol Ferré in Metalli, 55).

Ora, per quanto riguarda la politica europea ed occidentale, Angela Merkel non è da considerare come una "nemica", ma come un'amica, perché accetta tutta la sfida della posizione del centro di cui ho parlato. Se una critica è necessaria, e certamente lo è perché è necessaria per tutti, è un'altra. Se il filosofo latino-americano ha ragione a dire che spesso abbiamo il nemico in noi stessi, allora questa sarà l'integrazione cattolica della sua posizione protestante nel contesto di tutti gli "stati-continenti", in primo luogo quello latino-americano di cui ho già parlato. E che nella figura di papa Francesco ci invita sempre più chiaramente a guardare la figura di Gesù. Solo isolato il protestantesimo corre il rischio di diventare un "nemico" o essere asservito al "nemico", che a livello neotestamentario ha un nome preciso. Sarà necessario superare un'unilaterale visione "protestante" occidentale (Usa e Europa) ed imparare dall' America Latina e in modo particolare dal suo figlio più grande, il papa, a guardare la figura centrale di questa visione, che è la figura di Gesù Cristo, Figlio trinatario del Dio vivente, l'agnello immolato che non immola nessuno. Anche se tutto ciò è detto in linguaggio teologico o filosofico, la posta in gioco non è solo religiosa; se fosse così proporrei solo un'altra variante della "teologia politica". Guardare alla figura di Gesù vuol dire, come si vede nella critica sociale della Evangelii gaudium del papa, un'opzione preferenziale per i "poveri", un'attenzione a loro non solo caritativa, ma anche, per l'appunto, sociale. Lo spirito protestante e l'etica del capitalismo isolato non potrà salvare se stesso e la propria ricchezza se non si lascia integrare in una visione universale che vede tutti gli aspetti della realtà e che saprà valorizzare la povertà stessa − non la miseria − come un modo di vivere che è realmente un'alternativa al consumismo libertario e libertino in cui si sta perdendo il nostro modo di vivere occidentale.



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