BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DOPO PARIGI/ Senza più l'io, resta solo la "banale guerra"

Pubblicazione:

Benedetto XVI (Infophoto)  Benedetto XVI (Infophoto)

In questo senso è evidente — e il fatto che non sia percepito preoccupa molto — come il primo malato oggi non sia l'islam, ma il cuore dell'uomo, al punto tale che la prima domanda che andrebbe posta non riguarda tanto il "che cosa fare" verso l'islam, quanto il "come prendersi cura" di me, del mio cuore crudele. 

Qual è quindi, in definitiva, il rimedio reale a tutto quello che sta avvenendo? Forse la guerra? Forse la strategia? Che cosa può realmente rispondere al male che vediamo sotto i nostri occhi? Se uno non parte da questo punto ha già perso, è già sconfitto, perché prova a quietare il sintomo, ma non si preoccupa del dramma della malattia. 

2. Il secondo elemento di verità, in quest'ottica, è dunque di tipo culturale e si può riassumere così: l'occidente non sta facendo niente per l'islam. È palese infatti che, salvo alcuni casi in cui persone musulmane si pongono criticamente nei confronti della loro religione (basti rivedere le parole pronunciate in questi giorni dal presidente egiziano), la stragrande maggioranza del popolo è in mano a correnti integraliste che — per un disegno di potere e di dominio — incitano alla violenza e alla guerra. Nel discorso di Ratisbona Benedetto XVI indicò con precisione la strada da percorrere verso costoro: l'occidente, con l'ausilio del proprio patrimonio umano e culturale, avrebbe dovuto aiutare il mondo islamico a purificarsi, ad abbracciare una lettura della propria fede dentro i confini della ragione, senza cedere al facile ricatto degli estremismi che semplificano il credo, ma la rendono incapace di contribuire al bene di tutti.

Domandiamoci, quindi, che cosa l'Europa ha fatto in questo senso, quali piani di integrazione e di incontro seri(vengono alla mente iniziative "dal basso" come il "Meeting del Cairo") abbia intrapreso, quali borse di studio per coloro che intendono studiare il Corano con un approccio metodologico più incline alla critica storica e letteraria abbia elargito, che tipo di relazioni con i seguaci di Allah che vivono sul nostro territorio sognando una fede più matura e vivificante abbia intessuto. Luigi Giussani soleva dire che, dinnanzi alla moltitudine delle religioni, ciò che conta non è scegliere a priori quella giusta, ma andare a fondo della propria tradizione culturale fino a giudicarne tutta la convenienza umana e spirituale. È questo l'aiuto che l'occidente potrebbe dare all'islam, ed è questo il punto di non ritorno per i credenti in un'epoca in cui la Chiesa ha chiaramente scelto il dialogo come via al rapporto con le altre religioni. 

3. Il terzo elemento di verità è, allora, la libertà dell'occidente, una libertà intrinsecamente determinata dal cristianesimo. Noi viviamo infatti in un ambito culturale e religioso in cui si può perfino deridere Dio. Questo contesto, impensabile per ogni altra civiltà, non è sorto casualmente, ma all'interno di una precisa storia che rende oggi possibile questo articolo e che rende legittima l'esistenza di Charlie Hebdo, un'esistenza mai distinta dalla responsabilità che essa comporta. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/01/2015 - Complimenti (Grazia Ferrara)

L'articolo è veramente ricco di analisi e considerazioni articolate,puntuali ,complete e non comuni sui fatti ultimi di Parigi e non solo!Grazie e diffondiamo un pensiero che sia degno di essere letto!

 
11/01/2015 - Benedetto XVI e il profetico discorso di Ratisbona (Carlo Cerofolini)

Benedetto XVI nel suo storico discorso di Ratisbona nel 2006 richiamò l’Islam – ma pure i cristiani e l’Occidente laico – a riconoscere l’oggettività della verità del Bene e del Male, al fine di non fare e giustificare la violenza in nome di Dio e pure per mettere in guardia i non credenti dal cadere nel nihilismo che porta a appunto non riconoscere il Bene dal Male. Ebbene in quell’occasione il S. Padre subì pesanti attacchi polemici, oltre che dagli islamici e dai laici, pure dalla parte cattolica “progressista” che ora, guarda caso, alcuni suoi esponenti definiscono detto discorso addirittura profetico. Vale inoltre – come notazione - comunque la pena di ricordare che riguardo a detto discorso di Benedetto XVI il portavoce dell’allora Cardinale di Buenos Aires Bergoglio, padre Marcò, espresse un giudizio negativo senza che per altro risulti essere mai stato smentito da Bergoglio stesso.

 
11/01/2015 - Apocalisse e dialogo (Roberto Graziotto)

Caro Don Federico, grazie per il tuo articolo che nasce da quella struttura di dialogo che la Chiesa con grande intensità ha voluto a partire dal Concilio Vaticano II, che non deve essere isolato dagli altri Concili, ma che appunto per questa struttura di dialogo e sacramentalità della Chiesa viene visto dal cardinal Ouellet, uno dei cardinali che meglio conoscono la Chiesa nelle diverse parti del mondo, come forse il piè grande avvenimento del XX secolo e che presenta la missione della Chiesa „tertio millennio ineunte". Eppure rimane una domanda che vorrei porti in questa sede pubblica. Tu critichi con ragione quel „se la sono cercata“, perché evidentemente contrasta completamente con la struttura di dialogo di cui stiamo parlando. L’altra sera pregando i vespri del giovedì, quindi un giorno dopo l’attentato, ho incontrato la frase dell’Apocalisse di Giovanni: „ma è giunta la tua ira…il tempo di giudicare i morti… e di annientare coloro che distruggono la terra“. Nella preghiera immediatamente ho pensato ai vignettisti che in modo perverso hanno presentato il mistero dell’amore trinitario. Ora la verità è che questa perversione è in noi stessi: insomma ce la stiamo cercando. Ecco la domanda: come si concilia questa dimensione apocalittica innegabilmente presente anche nel NT con la struttura di dialogo di cui sopra? Tuo, Roberto