BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DOPO PARIGI/ Senza più l'io, resta solo la "banale guerra"

Pubblicazione:

Benedetto XVI (Infophoto)  Benedetto XVI (Infophoto)

Lo scorrere dei giorni permette di ritornare sulle cose con una serenità che spesso la foga del momento non concede, costringendo sovente gli osservatori a semplificare e a trattare ogni questione all'interno di riduzioni giornalistiche che fanno male al pensiero e che non sono di alcun aiuto al cuore e al cammino di ciascuno.

Qualcosa di analogo è accaduto in questa settimana in cui un altro capitolo della "terza guerra mondiale a pezzi" è andato consumandosi sul suolo europeo con la triste vicenda dell'attacco allo Charlie Hebdo. Infatti, accanto ad accorate prese di posizione in favore della libertà di espressione e di satira, in molti è sorto come un tarlo che ha spinto a rileggere le vignette del giornale francese con una sorta di amarezza e di biasimo per il pessimo gusto di alcune battute. Tale atteggiamento — per altro comprensibile — ha posto interrogativi non banali sul senso della libertà di pensiero e di stampa, sul limite che certe prese di posizione possano avere rispetto ai sentimenti e alle convinzioni degli altri, e ha generato uno sdegno che talvolta ha sfiorato il "se la sono cercata", un pensiero inconfessabile e terribile che ha pervaso e diviso molti ambienti del consesso europeo.

Di contro è innegabile che abbia preso corpo una voce di crescente indignazione verso l'islam, voce che è arrivata a contestare tutte quelle posizioni politiche e culturali giudicate troppo tiepide nei confronti del mondo musulmano, impegnato — secondo questa linea — in una guerra santa verso l'Occidente. In mezzo a simili marosi si sono posti i media occidentali che, in queste ore, stanno puntando sulla grande manifestazione di Parigi, cui parteciperanno i principali leader europei, per sancire agli occhi dell'opinione pubblica mondiale la nascita laica e solidarista dell'unione politica del continente cercando, ancora una volta, di riproporre il facile schema — sempre efficace da Napoleone in poi — del mondo oscurantista delle ideologie in opposizione al mondo libero della democrazia borghese.

La tentazione, in un frangente così frastagliato e ondivago, è quella di schierarsi rigidamente senza pensare agli elementi di profonda verità che tutte queste vicende si portano appresso, elementi che si potrebbero ricondurre a tre.

1. Il primo, senza dubbio, riguarda la constatazione di trovarci davanti non ad un problema di religione, ma — direbbe Benedetto XVI — di "ragione", di "umanità". Papa Francesco, l'altra mattina a Santa Marta, ha fatto pregare per la crudeltà degli uomini, ossia per la nostra incapacità di "sentire" il male che arrechiamo alla vita dei fratelli. Il cattolicesimo insegna all'Europa che il male non sta mai in un'idea o in un credo, ma risiede nella natura dell'uomo, ferita dal peccato e dall'impossibilità di essere pienamente libera. Se questo è vero, l'amara verità è che i terroristi sono proprio come noi, uomini come noi, con la stessa possibilità che abbiamo noi di consegnare la vita ad un'ideologia distruttrice. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/01/2015 - Complimenti (Grazia Ferrara)

L'articolo è veramente ricco di analisi e considerazioni articolate,puntuali ,complete e non comuni sui fatti ultimi di Parigi e non solo!Grazie e diffondiamo un pensiero che sia degno di essere letto!

 
11/01/2015 - Benedetto XVI e il profetico discorso di Ratisbona (Carlo Cerofolini)

Benedetto XVI nel suo storico discorso di Ratisbona nel 2006 richiamò l’Islam – ma pure i cristiani e l’Occidente laico – a riconoscere l’oggettività della verità del Bene e del Male, al fine di non fare e giustificare la violenza in nome di Dio e pure per mettere in guardia i non credenti dal cadere nel nihilismo che porta a appunto non riconoscere il Bene dal Male. Ebbene in quell’occasione il S. Padre subì pesanti attacchi polemici, oltre che dagli islamici e dai laici, pure dalla parte cattolica “progressista” che ora, guarda caso, alcuni suoi esponenti definiscono detto discorso addirittura profetico. Vale inoltre – come notazione - comunque la pena di ricordare che riguardo a detto discorso di Benedetto XVI il portavoce dell’allora Cardinale di Buenos Aires Bergoglio, padre Marcò, espresse un giudizio negativo senza che per altro risulti essere mai stato smentito da Bergoglio stesso.

 
11/01/2015 - Apocalisse e dialogo (Roberto Graziotto)

Caro Don Federico, grazie per il tuo articolo che nasce da quella struttura di dialogo che la Chiesa con grande intensità ha voluto a partire dal Concilio Vaticano II, che non deve essere isolato dagli altri Concili, ma che appunto per questa struttura di dialogo e sacramentalità della Chiesa viene visto dal cardinal Ouellet, uno dei cardinali che meglio conoscono la Chiesa nelle diverse parti del mondo, come forse il piè grande avvenimento del XX secolo e che presenta la missione della Chiesa „tertio millennio ineunte". Eppure rimane una domanda che vorrei porti in questa sede pubblica. Tu critichi con ragione quel „se la sono cercata“, perché evidentemente contrasta completamente con la struttura di dialogo di cui stiamo parlando. L’altra sera pregando i vespri del giovedì, quindi un giorno dopo l’attentato, ho incontrato la frase dell’Apocalisse di Giovanni: „ma è giunta la tua ira…il tempo di giudicare i morti… e di annientare coloro che distruggono la terra“. Nella preghiera immediatamente ho pensato ai vignettisti che in modo perverso hanno presentato il mistero dell’amore trinitario. Ora la verità è che questa perversione è in noi stessi: insomma ce la stiamo cercando. Ecco la domanda: come si concilia questa dimensione apocalittica innegabilmente presente anche nel NT con la struttura di dialogo di cui sopra? Tuo, Roberto