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LETTURE/ Che cos'è un vignettista?

Pubblicazione:

Stéphane Charbonnier, ex direttore di Charlie Hebdo, ucciso dagli estremisti islamici il 7 gennaio (Immagine dal web)  Stéphane Charbonnier, ex direttore di Charlie Hebdo, ucciso dagli estremisti islamici il 7 gennaio (Immagine dal web)

Pochi punti, poche impressioni prima che i volti dei redattori di Charlie Hebdo svaniscano dalla memoria collettiva. I volti.

1. Forse soltanto chi ha passato gran parte della propria vita in un altro continente (per esempio, quello nordamericano) può sentire pienamente la "europeità" dei volti dei redattori assassinati di quel settimanale parigino. Ogni volta infatti che si passa da un aeroporto statunitense a uno italiano si rinnova con sempre uguale forza la stessa impressione: tutto in Europa appare più minuto, più fragile, più garbato. Anche i corpi e le fisionomie, naturalmente (se il nuovo conformismo sembra aver censurato il termine "razza", sarà almeno permesso non rifiutare l'evidenza dei sensi, e notare l'esistenza di diversi tipi etnici).

I volti di quei redattori avevano lineamenti delicatamente  sfumati — i lineamenti che gli artisti medievali lavoravano nell'avorio o dipingevano nelle miniature o scolpivano negli angoli delle cattedrali. Le facce nordamericane, per contro, riflettono generalmente (è ovvio che esistono sempre le eccezioni) una cultura emersa secoli più tardi — una cultura più austera (si potrebbe quasi dire, tagliata a colpi d'accetta), una cultura che diffidava delle immagini più o meno devozionali. In omaggio allo stile aforistico di quel proto-vignettista che era Oscar Wilde, si potrebbe dire che i visi europei sono in generale "cattolici" (anche quando appartengono a protestanti o atei o cultori di altre religioni), mentre i volti statunitensi sono in linea di massima "protestanti" (anche quando pertengono a cattolici, o a cultori di altre religioni, o agli atei).

2. Con ciò non si vuole certamente dire che quelli di Charlie Hebdo fossero dei santi — nemmeno degli stinchi di santo, erano. Sì, i loro erano visi finemente intagliati, visi di intellettuali: però erano anche facce birichine, fra lo sventato e l'ironico. Dunque, attenzione: chi (con tono di scusa o di condanna, non importa) sentenzia che le loro vignette erano spesso e volentieri "volgari" non ha capito quale fosse, e sia, la posta in gioco. Quelli di Charlie Hebdo non scrivevano e disegnavano immagini volgari; coltivavano "il cattivo gusto", che è una cosa ben diversa. Dalle avanguardie modernistiche in poi (dunque, da più di un secolo) dovrebbe essere chiaro che la coltivazione del cattivo gusto è un'opzione estetica essenzialmente allo stesso livello del cosiddetto "buon gusto": la parola chiave è gusto (appunto, una categoria estetica) e non l'attribuzione secondaria del qualificativo "buono" o "cattivo". 

La volgarità invece si colloca al disotto dell'estetica, nel mondo della corruzione sistematica del gusto: gli slogan politici e pubblicitari sono intrinsecamente volgari, mentre le vignette non lo sono mai, per definizione; perché rappresentano, a modo loro, un impegno conoscitivo. Il che significa che quei redattori erano inevitabilmente (piaccia o no), nei loro peculiari modi, poeti: poeti da strada (e un po' tutti i poeti lo sono), poeti-saltimbanchi o poeti-giullari o poeti-menestrelli (e che cos'altro sono, i poeti — dai trovatori medievali a san Francesco a Palazzeschi e oltre?); ma insomma, poeti.



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COMMENTI
12/01/2015 - Io non sono C.H. ! (Luigi PATRINI)

Credo che Carla Tedeschi non abbia torto: difficile dire se le vignette (non tutte, spero!) di C.H. fossero volgari perché i redattori hanno "cattivo gusto", o se i redattori avessero "cattivo gusto" perché facevano vignette volgari: si può disquisire, ma quel che è certo che molte delle loro vignette erano volgari, di pessimo gusto e offensive. Non dirò allora che quel che è loro successo se lo siano cercato, ma certo vedendole non si può non sentirsi offesi. E nessuno, con la scusa di avere "cattivo gusto" ha il diritto di offendere la sensibilità mia o quella di altri. Questo non giustifica certo gli islamisti assassini, ma mi permette di dire a voce alta che "Io non sono Charlie Hebdo"!

 
12/01/2015 - il mondo visto dai poeti (Alessandro d'Alessandro)

Grazie, o Dio, che ai sapienti hai negato i rudimenti dei misteri della fede che chi è piccolo sol vede! Quei van dietro ai menestrelli “ce n’è brutti, ce n’è belli!” Or da tutti è risaputo: il cervello s’han bevuto!

 
12/01/2015 - "impegno conoscitivo"? (Carla Tedeschi)

Sinceramente, pur apprezzando alcune riflessioni dell'articolo, e fermo restando che la satira ha un suo registro, fatico a cogliere un "impegno conoscitivo" in certe vignette che mi sembrano invece esprimere un disimpegno ed una cecità intellettuale incapace (o non desiderosa) di cogliere l'esperienza altrui.