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DOPO PARIGI/ Per battere i terroristi serve una nuova carta dei diritti umani

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Nella diversità delle culture si colloca la questione dell'islam e la sua minoranza estremista. L'islam ha bisogno di confrontarsi con le altre culture e arrivare al cambiamento di alcune sue letture tradizionaliste del corano. Questo è un problema che si affronta con il dialogo. 

Ma torniamo ora al terrorismo. La guerriglia precede il terrorismo, essa è la forma di lotta usata da minoranze, come ne fanno uso i palestinesi in Israele. Questo non è terrorismo. Storicamente il terrorismo è stato nobilitato dagli attentati anarchici contro i governanti, parte dal presupposto che il mondo sia nelle mani del super-potere e che la lotta è necessariamente globale. Il terrorismo ideologico, rosso o nero, va oltre l'anarchia, perché professa la creazione di un potere autoritario, e per questo assegna la verità a minoranze che sanno quale sia il giusto per tutti. Questo terrorismo in Italia ha sparso sangue per vent'anni, per tutti gli anni 70 e 80. Con le infiltrazioni dei servizi segreti si è poi finiti con il teorizzare che le stragi erano di Stato. 

Fa parte di questo pensiero insinuare che fosse un potere oscuro a fare da regista delle azioni terroristiche, come si è detto dopo l'attacco del 2001 alle Torri gemelle negli Stati Uniti. Ultima propaggine di questa cultura è il M5S, con Grillo che a proposito degli attacchi di Parigi ha detto che bisogna vedere "chi c'è dietro" (lo stesso Grillo che sostiene che bisogna riconoscere il califfato come nazione). 

Dalle Torri gemelle ad oggi ci sono stati cambiamenti della strategia del terrorismo islamico. L'integralismo religioso ha raggiunto lo scopo di governare sue particelle che vivono un'altra civiltà, allo scopo di distruggerla. Così facendo, la considerano, in negativo, modello di vita. I musulmani non integralisti invece, come ha detto il presidente dell'Egitto Al Sisi parlando all'Università di Al Azhar del Cairo, cercano di interpretare il Corano e con esso la civiltà contemporanea. 

Sono molti, più di quanto potevamo immaginare, gli europei convertiti all'islam che si sono recati numerosi nel medio oriente, Iraq e Siria, per sostenere il califfato, una societas che distribuisce morte. Dentro il cerchio della morte ci vogliono convincere che vivono felici, nella solidarietà fraterna e nella vita semplice della tradizione, ma non è così: nei vari luoghi dove ha conquistato il territorio e il potere, l'integralismo islamico precipita, i valori dell'islam degenerano, si ruba, si stupra, si beve alcool. Qui la loro stessa dimensione religiosa si corrompe, per la semplice ragione che quello che vogliono è il potere.

Gli americani hanno fatto di tutto per sconfiggere le forme di potere laico nel mondo arabo, credendo che fosse più garante della normalità il potere degli islamisti. Questo errore di valutazione degli americani ha portato al caos in Iraq e in Libia, in Egitto aveva portato al potere i Fratelli musulmani che hanno violentato la vita civile egiziana. Oggi c'è da sperare che tengano Tunisia, Marocco, Algeria, e soprattutto la Turchia. 



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