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CAMISASCA/ Quando i bambini ci insegnano il mistero di Dio

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Da "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955)  Da "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955)

Mirabolante la domanda di Tommaso, quattro anni: "Se è Dio che crea tutto, Dio chi lo crea?" e la risposta è che "Dio non ha inizio perché lui è la Bontà, il Bene che occupa tutto lo spazio (…) E questo è ciò che ci attende". Una bimba di dieci anni pone una questione che già somiglia al dubbio di molti adulti: "Come si fa a sapere che esiste il paradiso se nessuno ne è mai tornato?" ma Camisasca le ricorda che "Gesù ci ha parlato del paradiso, ci ha parlato cioè della vita che ci attende oltre la morte, una vita segnata dalla gioia e dall'amicizia fra Dio e gli uomini".

Il libro finisce con la domanda più difficile: "Io voglio bene a Gesù. Però, perché ha fatto morire il mio papà? Io lo volevo qua con me". Don Massimo non intende dissolvere artificiosamente il mistero e ammette: "Io non lo so. Ti potrei fare tanti discorsi (…) Ma sarebbero tutti discorsi terribili". Egli sa che è il fatto stesso di fare discorsi ad essere terribile, piuttosto ricorda che "tuo papà non è sparito nel nulla, è invisibile ai nostri occhi ma è vivo (…). Per esempio, attraverso le parole della tua mamma che ha preso anche il suo posto". E soprattutto gli parla di sé, della propria storia: "Quando mio padre è nato, sua madre è morta dandolo alla luce. Quando, a 77 anni, stava per morire, mi ha detto: «Vado a conoscere mia madre»". 

Un libro che andrebbe letto assieme ai nostri bambini, per la sua semplicità e bellezza. E, magari, con la scusa di leggerlo a loro, per trovare parole efficaci che rispondano alle domande che per tutta la vita continueremo a porci.

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