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CAMISASCA/ Quando i bambini ci insegnano il mistero di Dio

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Da "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955)  Da "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955)

È possibile parlare di Dio, della vita dopo la morte, del dolore, della gioia eterna, dell'eternità stessa, con dei bambini, soprattutto se ancora piccoli? Monsignor Massimo Camisasca è assolutamente convinto di sì. Lo dice in un nuovo libro, una cinquantina di pagine agili e deliziose a leggersi, una serie di botte-e-risposte magnificamente illustrate, tra l'altro, da Angela Marchetti: si intitola Caro don Massimo (ed. San Paolo, 2014) e si configura come una serie di domande che diversi bambini gli rivolgono con libertà e pertinenza su questi temi. Le domande raccolte spaziano in tutti i campi: alcune, più dirette, pongono questioni sulla natura di Dio, del bene e del male (dell'essere cattivi o buoni), sull'identità e la persona stessa di Gesù.

Altre parlano della difficoltà del fare i compiti, del fascino irresistibile di giocare al computer, del desiderio di invitare tutto il mondo alla propria festa di compleanno. Domande bambine, appunto. Ma chi ha a che fare con i bambini, genitori e insegnanti, sa bene che essi si fanno profondamente le grandi domande, hanno un'esperienza metafisica, per così dire, e pongono questioni riguardanti la giustizia, la vita dopo la morte, l'amore eterno di Dio. 

Le pongono innanzitutto agli adulti di riferimento: i quali purtroppo non sempre rispondono, probabilmente per il pregiudizio, che viene da una scarsa osservazione della realtà infantile, che appunto queste siano domande troppo grandi per loro. Così evitano di rispondere, spesso non sanno neanche farlo, facendo mancare ai piccoli una parte essenziale della loro educazione. "Molti pensano che per i piccoli non sia ancora giunto il tempo di ascoltare temi così elevati" afferma don Massimo. "Si vede che non hanno mai veramente ascoltato un bambino, ricevuto le sue confidenze". 

Camisasca aggiunge alla totale fiducia nei bambini e nelle loro domande addirittura qualcos'altro: tutto c'entra con Dio, anche il computer, anche la noia per la scuola. E con semplicità di linguaggio paterna e cristallina affronta assieme a loro le questioni, perché "non c'è compito più difficile e affascinante per un sacerdote di parlare di Dio ai bambini". La disponibilità ad incontrare seriamente le domande dei bambini gli permette di essere interessante da incontrare nelle sue risposte, capaci di spaziare in questioni che talvolta sembra incredibile possano venire da bambini anche molto piccoli. "Come fa Dio a trasmettermi bontà?" chiede un bambino di sette anni, al quale nella risposta non è risparmiata l'idea difficile della libertà, perché Dio "vuole che siamo noi a scegliere ragionevolmente la bontà". Oppure "Che faccia ha Gesù?" chiede Pietro, sei anni, e don Massimo, pur ribadendo che il volto di Gesù è un mistero, ricorda la grande avventura della storia dell'arte e di quei protagonisti che hanno tentato di tracciare quel volto: Masaccio, Cimabue, Giotto, Duccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio…



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