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ESCLUSIVA/ Mussolini ucciso per ordine di Churchill, la conferma nei diari di Teodorani

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I cadaveri di Mussolini e della Petacci esposti a Milano (Immagine dal web)  I cadaveri di Mussolini e della Petacci esposti a Milano (Immagine dal web)

"Oggi finalmente" — si legge nel Quaderno di Teodorani — "posso sciogliere ogni dubbio. Mussolini, e tutti i Caduti del Nord, sono morti vittime, più che altro, delle discordie fra gli Alleati: occidentali contro sovietici, ma soprattutto inglesi contro americani. Il piano segreto USA per il recupero di Mussolini si innestava nella più vasta intesa imperniata sulle trattative di Wolff che prevedevano la regolare occupazione delle città abbandonate dalle truppe germaniche, senza consentire sedizioni di piazza. Tutto non funzionò sia per le intemperanze dei comunisti, e dei CLN da essi dominati, sia per l'equivoco contegno di Wolff che gettò disordine e scompiglio nelle nostre file. Saltarono così date e sincronia. Per esempio Milano, che doveva essere presa in consegna dagli americani il giorno 28 aprile, fu evacuata la notte del 26, e quando gli americani arrivarono, non fu più possibile rispettare il piano precedente, a tutto vantaggio dei bolscevichi".

Più avanti, nel brano che ha per titolo "Il piano americano sul Duce", Teodorani scrive: "Il piano USA, tenuto gelosamente segreto, prevedeva, con strana analogia con quanto era successo il 25 luglio 1943, la sparizione pressoché misteriosa di Mussolini. Ne era responsabile direttamente il colonnello Snowden, del Counter Intelligence Corps (CIC) dell'esercito americano. […] Egli avrebbe dovuto immediatamente avviarlo a un determinato campo di aviazione da dove sarebbe subito stato imbarcato per la Sardegna, con un volo sul tipo di quello del Gran Sasso. Nessuna notizia sarebbe stata diramata, di modo che il Governo di Roma, gli Alleati e le stesse autorità americane non interessate al piano non avrebbero, per il momento, saputo niente. Tutta l'operazione si basava sui servizi segreti americani operanti nella RSI e sulla Guardia di Finanza. […] Al Nord con i gladi, al Sud con le stellette, la Guardia di Finanza costituì sempre un organismo unico ed era perciò perfettamente normale che, nel mare magnum generale, si pensasse ad essa come a qualcosa di efficiente e fidato. Il compito di coordinamento generale tra Guardia di Finanza e americani, al fine di garantire un perfetto collegamento indispensabile alla buona riuscita di un piano così complesso, fu assunto dal nucleo speciale della GdF operante con il CIC, e personalmente dal suo comandante Emilio Lapiello".

Che accadde, a questo punto?

Ancora Teodorani: "Quando il nucleo del CIC che doveva compiere la missione partì per il Nord, il capitano della GdF Emilio Lapiello, che tanta parte aveva avuto nell'organizzare e articolare il piano di salvezza del Duce e che avrebbe dovuto ricoprire una parte decisiva nella fase esecutiva, non poté partire con gli altri per un incidente stradale occorsogli sulla Roma-Napoli, che lo pose fuori servizio proprio nel momento cruciale. Si interruppero così i contatti diretti tra il CIC e la Finanza operante al Nord". 



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