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ESCLUSIVA/ Mussolini ucciso per ordine di Churchill, la conferma nei diari di Teodorani

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I cadaveri di Mussolini e della Petacci esposti a Milano (Immagine dal web)  I cadaveri di Mussolini e della Petacci esposti a Milano (Immagine dal web)

Chi causò l'incidente? Mistero. Comunque, un classico, nelle storie dei servizi segreti. Ma continuiamo a leggere il racconto di Teodorani: "Come è noto i partigiani di Dongo ("Bill" e "Pedro", ndr), fermato il Duce, lo rimisero al più presto al brigadiere della Guardia di Finanza di Germasino, Antonio Spadea. Cosa successe, da quel momento? […] Ho assodato, senza tema di smentite, che quel sottufficiale della GdF doveva consegnare il prigioniero ad un tenente suo diretto superiore operante in quella zona. Ma il tenente, De Laurentis, in precedenza paracadutato dal Sud, non arrivò, o meglio, arrivò tardi. Nel frattempo, con l'intenzione di affidare tanto prigioniero ad una tutela più sicura e definitiva verso gli incombenti rossi, il brigadiere di Germasino aveva provveduto a consegnarlo al capitano Alleato che operava nel settore e che per primo aveva avuto notizia dell'avvenuta cattura».

Chi era quel capitano? A questo punto, Teodorani inserisce nel suo diario un titolo che parla da solo ("Bogomoloff e Albione imposero l'assassinio") e scrive un memoriale che è uno straordinario documento storico e una clamorosa prova definitiva della validità della "pista inglese". 

Leggiamo: "Quel capitano, però, non apparteneva al Secret Service americano, ma al servizio informativo britannico. L'errore del brigadiere era da prevedersi, giacché, per un normale sottufficiale della Finanza, gli Alleati erano un tutto: le stesse caratteristiche, gli abiti borghesi, l'accento inglese contribuivano ad alimentare una simile confusione. L'ufficiale in oggetto, preso in consegna il prigioniero, lo trasferì a nuova sede, sottraendolo al controllo della Guardia di Finanza, e quindi degli americani, e quando, con malcelata fretta (forse sapevano?) arrivarono i comunisti di Walter Audisio, di cui egli avrebbe avuto il dovere di impedire ogni movimento, non trovò di meglio che allontanarsi senza profferire sillaba. Quello che poi successe al Duce è noto, anche se vi sono ancora perplessità sul nome dell'effettivo esecutore materiale". 

Quanto al Bogomoloff nominato nel titolo, trattasi del diplomatico sovietico che da Roma impartiva le disposizioni di Mosca a Togliatti, capo del Pci. Il quale, non a caso, nel discorso alla radio del 26 aprile diede per scontata l'uccisione di Mussolini previa semplice identificazione.

Non c'è dubbio. Vanni Teodorani aveva perfettamente intuito la verità: un accordo inconfessabile tra i comunisti e i servizi segreti inglesi per far tacere per sempre Mussolini, ma anche Claretta Petacci, al corrente di tutti i suoi segreti. Che poi, per rendere la messinscena più logica e più credibile, bisognasse fucilarne altri quindici sul lungolago di Dongo, è un elemento che non intacca il nocciolo della questione.

Ed ecco come Vanni Teodorani concludeva la sua ricostruzione dei fatti: "Ancora una volta, come in Spagna, come in Etiopia, dove il dirigente comunista Barontini organizzava bande ribelli contro di noi, l'Imperialismo inglese e il Komintern avevano agito in perfetta intesa, e gli sconfitti, eccezionale nuovissima alleanza, erano stati, insieme, gli italiani e gli americani».

Naturalmente, il Quaderno di Teodorani contiene numerose altre annotazioni su quel drammatico periodo della vita italiana. Molto opportuna la decisione dei figli di pubblicarlo nella sua interezza, affidandone l'introduzione ad uno storico di prestigio come Giuseppe Parlato.



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