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NO TAV/ Erri De Luca, la "parola contraria" di chi non ama la democrazia

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Erri De Luca (Infophoto)  Erri De Luca (Infophoto)

Ma c'è anche l'articolo 414 del Codice penale che vieta l'istigazione a delinquere come atto di comunicazione, quindi come espressione di un pensiero che è libero, resta libero, ma non può essere comunicato perché istiga a un reato! E, tanto per restare alla Costituzione, essa contiene anche un articolo 54 che recita: "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi". E, giusto per la pignoleria, i codici sono leggi.

Ma c'è di più. È il merito del "no" alla Tav in Val di Susa, che i no-Tav sbandierano e lo scrittore fa proprio. Una valanga di argomenti — primo fa tutti che sventrando (sic) la montagna per la gallerie si libererebbe il micidiale amianto assassino che vi è racchiuso — di cui a tutta evidenza né De Luca, né tantomeno i no-Tav sanno nulla. Parlano per sentito dire. Fondamenti scientifici dimostrati? Pressoché inesistenti. Timori di pericolo? Infondati… È dal 2006 che i test anti-amianto ne hanno escluso la presenza, ed è da allora che i no-Tav reclamano nuovi test…

Però, c'è un però. Nella stessa intervista, De Luca polemicamente evoca le sbruffonate di Bossi quando minacciava che i suoi militanti erano pronti a prendere le armi contro Roma ladrona: "Un leader che ha questo ruolo e che istiga all'uso di armi, parla di fucili da imbracciare... Ecco quel leader, a mio avviso, ha una responsabilità innanzitutto nei confronti dei suoi seguaci che possono essere indotti da quelle parole a metterle in pratica". E qui De Luca ha ragione. Effettivamente, la Repubblica ha spesso mostrato di usare due pesi e due misure. Contro i politici "in servizio effettivo" che usano espressioni offensive o — come nel caso di Bossi — istigatrici, comprensione e indifferenza. Contro gli intellettuali pronta reazione.

Ed è qui che viene spontanea l'associazione con le vignette volgari contro le religioni pubblicate da Charlie Hebdo: tutte le religioni. In Italia, l'articolo 403 del codice penale punisce il reato di vilipendio contro la religione dello Stato, ed è uno dei reati meno condannati della storia: ma cosa ci vorrebbe se in tutti i paesi civili anche i più aggressivi degli autori satirici, vignettisti e non, avessero la prudenza e anche la sensibilità culturale di non spingere la satira contro le religioni, tutte (quella di Stato, quando e dove c'è, ma anche le altre) fino a oltre il limite dell'offesa?

La verità — per riallacciarsi alla premessa — è che da queste polemiche non si esce mai convinti del tutto. È giusto difendere la libertà d'espressione, ma anche la sicurezza del Paese, com'è giusto individuare nelle parole di un intellettuale carismatico una forza ispiratrice tale da istigare davvero gli sprovveduti a commettere reati… ma è difficile accettare di dovergliere proibire.



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COMMENTI
21/01/2015 - EDL non ha mai ammesso parola contraria alla sua (Massimo Mascolo)

Non ho capito proprio bene cosa volesse dire esattamente questo articolo, ma mi ha colpito una frase: "De Luca è un artista vero, un uomo in fondo piuttosto schivo che non sembrerebbe un Toni Negri in salsa napoletana, non ha la teatralità né la protervia dei cattivi maestri partoriti da questo strano Paese durante gli anni di piombo". Io frequentavo, negli anni 70, una di quelle scuole superiori a Roma Don Bosco, in quegli anni di piombo in cui, tra l'altro, Erri De Luca era il responsabile romano (e non in salsa napoletana) del famigerato servizio d'ordine di Lotta Continua. Appartenenza mai rinnegata (vedi fondazione Erri De Luca e blog e recentissime interviste annesse e connesse). Al quartiere don Bosco a Roma era il fotografo che immortalava i nemici politici che poi sarebbero stati bastonati o "incendiati" o sparati (non lui sicuramente, ma i suoi compagni si). Sarà pure un artista vero (ho letto solo un suo libro), un raro autodidatta di ebraico antico, ma per me rimane un protervo cattivo maestro partorito da questo strano Paese durante gli anni di piombo e per nulla pentito. La raffinatezza culturale non cambia la sostanza dell'agire politico e culturale (vogliamo parlare della raffinatezza culturale di alcuni nazisti?). E un uomo può combinarne di ogni (io non sono migliore di nessuno), ma la sua statura e dignità si misura dal saper cambiare, nel chiamare l'errore e il male col suo nome, nel farsi da parte quando si è già fatto tanto male.