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NO TAV/ Erri De Luca, la "parola contraria" di chi non ama la democrazia

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Erri De Luca (Infophoto)  Erri De Luca (Infophoto)

E allora è qui, forse, che si misura la stoffa morale e il senso di responsabilità dei singoli, roba che i codici non configurano. De Luca, che è così bravo nella scelta delle parole, non può non conoscere la differenza tra sabotaggio e boicottaggio. Tra resistenza attiva e passiva. Gandhi ha dimostrato quali miracoli può compiere la resistenza passiva. De Luca saprà certamente tutto sulla "marcia del sale" che il Mahatma compì dal 12 marzo al 5 aprile del 1930 contro la tassa inglese sul sale… e ricorderà come i manifestanti affrontavano le percosse della polizia senza mai reagire. Quello è manifestare. Ma a guardare dentro il fenomeno no-Tav si riscontra quanto sia lontano dalla lezione del Mahatma. Quanto sia violento, approssimativo, circoscritto e ignorante. A opera, in fondo, di un pugno di persone che probabilmente sarebbero pronte — almeno nella stragrande maggioranza dei casi — a recedere dal loro "no" se solo ottenessero le straordinarie contropartite che pretendono.

Quando a Milano si aprivano i cantieri della Brebemi, una frazioncina del comune di Segrate, Tregarezzo, considerandosi particolarmente danneggiata dal tracciato della nuova autostrada inalberò una lotta a furia di striscioni dal sapore vagamente comico, tipo: "Tregarezzo muore, vogliamo vivere". Com'è finita si sa: qualche aggiustamento, quale opera compensativa, e l'autostrada s'è fatta. Ora, non è che si voglia banalizzare la differenza di complessità del caso di Tregarezzo con quello della Tav in Val di Susa: ma la Tav come la Brebemi sono strutture utili per milioni di persone e per l'economia nazionale.

In definitiva, la vera iattura è che queste vicende finiscano nel tritacarne mediatico-giudiziario, perché si ottiene l'unica conseguenza di dare a esse nuovo risalto e nuova credibilità laddove nella realtà dei fatti non ne avrebbero pressoché alcuna. E tutto questo — ma proprio tutto, a cominciare dalle proteste — nulla ha a che vedere con la possibilità di intercettare e prevenire eventuali nocività collettive di un'opera pubblica: troppi casi lo dimostrano. Si può solo sperare che all'Arpa del Piemonte e dentro tutte le altre autorità pubbliche che hanno svolto i controlli sulla Tav ci siano persone di coscienza, competenti e incorruttibili. Se ci sono, con o senza "no-Tav", possiamo star tranquilli. Se non ci sono, non serviranno certo le proteste sgangherate di quattro valligiani a fermare i danni, così come non bastò non bastò il movimento no global dei secondi anni Novanta a fermare la globalizzazione, con i suoi tanti mali. 

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COMMENTI
21/01/2015 - EDL non ha mai ammesso parola contraria alla sua (Massimo Mascolo)

Non ho capito proprio bene cosa volesse dire esattamente questo articolo, ma mi ha colpito una frase: "De Luca è un artista vero, un uomo in fondo piuttosto schivo che non sembrerebbe un Toni Negri in salsa napoletana, non ha la teatralità né la protervia dei cattivi maestri partoriti da questo strano Paese durante gli anni di piombo". Io frequentavo, negli anni 70, una di quelle scuole superiori a Roma Don Bosco, in quegli anni di piombo in cui, tra l'altro, Erri De Luca era il responsabile romano (e non in salsa napoletana) del famigerato servizio d'ordine di Lotta Continua. Appartenenza mai rinnegata (vedi fondazione Erri De Luca e blog e recentissime interviste annesse e connesse). Al quartiere don Bosco a Roma era il fotografo che immortalava i nemici politici che poi sarebbero stati bastonati o "incendiati" o sparati (non lui sicuramente, ma i suoi compagni si). Sarà pure un artista vero (ho letto solo un suo libro), un raro autodidatta di ebraico antico, ma per me rimane un protervo cattivo maestro partorito da questo strano Paese durante gli anni di piombo e per nulla pentito. La raffinatezza culturale non cambia la sostanza dell'agire politico e culturale (vogliamo parlare della raffinatezza culturale di alcuni nazisti?). E un uomo può combinarne di ogni (io non sono migliore di nessuno), ma la sua statura e dignità si misura dal saper cambiare, nel chiamare l'errore e il male col suo nome, nel farsi da parte quando si è già fatto tanto male.