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LETTURE/ Ouellet, l'amore di Dio non è "platonico"

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Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600) (Immagine dal web)  Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600) (Immagine dal web)

Come vescovo ha lavorato in ambito ecumenico (segretario del Consiglio pontificio per l'unità dei cristiani, guidato dal cardinale Walter Kasper), poi come arcivescovo del Quebec e primate del Canada ed infine, sia durante il pontificato di Benedetto XVI che in quello  attuale di papa Francesco, nella Congregazione per i vescovi, da lui diretta, che si occupa sia della nomina dei vescovi in tutto il mondo sia della gestione dei casi critici, come per esempio qui in Germania del vescovo di Limburg, Franz-Peter Tebartz-van Elst, che è stato duramente attaccato dai media tedeschi per una questione riguardante i costi del palazzo vescovile. 

Marc Ouellet stesso fu attaccato, in modo duro ed arbitrario, dai media canadesi per la sua posizione sull'inizio (questione dell'aborto) e fine della vita (problema dell'eutanasia) e sull'insegnamento di religione nelle scuole. Il Canada attuale, a differenza di quello degli anni cinquanta, dell'infanzia di Marc Ouellet, è completamente secolarizzato. La legislazione sull'aborto, per fare un esempio, lo permette senza limiti. Per il cardinale la questione dei "valori cristiani", e la lotta per arginare il secolarismo canadese, non sono mai stati una questione astratta, ma la difesa di ciò che permette quel contesto sociale e famigliare che lo aveva portato in seminario; era insomma la difesa del "cristianesimo". 

La lotta istituzionale per la famiglia, per esempio, era la difesa della possibilità di guardare a Cristo, come Colui che può edificare la nostra vita. In una società in cui gli uomini vivono come se Dio non esistesse e dove la famiglia viene duramente attaccata, solo lo sguardo al Cristo, crocifisso, disceso agli inferi (il tema teologico più profondo di Adrienne von Speyr e Hans Urs von Balthasar) e risorto è ciò che permette nella lotta per l'identità cristiana di non essere sommersi dallo sconforto. E' significativo che in ogni luogo in cui Ouellet ha abitato e lavorato ci fosse sempre una cappella in cui adorare il Cristo eucaristico. 

Pur non avendo avuto per così dire un'amicizia personale con Giovanni Paolo II, Marc Ouellet deve a quest'uomo (nella sua sopportazione e offerta del dolore) e pontefice moltissimo, sia filosoficamente, per la concezione della persona e per la "teologia del corpo" proprie del papa polacco, sia come "padre" che gli ha affidato compiti molto delicati. Anche Papa Benedetto XVI è presentato nell'intervista come un padre che ha saputo consigliarlo, per esempio, nei momenti difficili del suo ministero in Quebec. Questo rapporto di amore e obbedienza al papa, a Pietro, è come una roccia nella vita del cardinale canadese, che sa che "ubi Petrus, ibi ecclesia" e che solo nella Chiesa è possibile ultimamente vivere un rapporto integrale con il Cristo eucaristico. 



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