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LETTURE/ Ouellet, l'amore di Dio non è "platonico"

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Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600) (Immagine dal web)  Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600) (Immagine dal web)

Questo atteggiamento di fiducia nella dimensione petrina e ciò che gli permette di vivere con libertà anche la dimensione giovannea, personificata nell'incontro con la teologia della Von Speyr e di Balthasar. Il cardinal Ouellet è anche uno dei fondatori della Casa Balthasar a Roma, dedicata a Von Balthasar, Von Speyr e Henri de Lubac) guidata dal gesuita Jacques Servais (e sorta sotto il protettorato dell'allora cardinale Joseph Ratzinger) che negli ultimi decenni ha offerto a moltissimi giovani un prezioso aiuto nel discernimento del proprio stato di vita. 

Il Vaticano II nella sua dimensione cristocentrica, viene affrontato nell'intervista in tutti i suoi aspetti più rilevanti: Chiesa come sacramento, popolo di Dio, vocazioni, evangelizzazione nella società globale, Sacra Scrittura, Liturgia — con  attenzione anche ai problemi dibattuti attualmente, come quello della comunione ai divorziati che si sono risposati, che secondo il cardinale hanno ovviamente accesso all'Eucarestia, anche se devono limitarsi ad una comunione spirituale. 

Del Concilio ecumenico Ouellet nell'introduzione parla come di un Concilio "che ha dato molto di più che una programma di riforma, ma ha definito in modo nuovo l'identità e la missione della Chiesa  all'inizio del Terzo Millennio". I papi sotto i quali ha servito la Chiesa come vescovo, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e ora papa Francesco, esprimono con il loro stile, per Ouellet, la missione ecclesiale voluta dal Concilio, in cui la Chiesa viene vista come "sacramento" di unione tra Dio e la famiglia del genere umano in un contesto di globale secolarizzazione. Papa Francesco, che nel giro di pochi mesi si è conquistato un uditorio mondiale con il suo stile — la Chiesa povera, liberata dai propri privilegi, che evangelizza con gioia fino alle periferie del mondo — è una modalità della missione dialogica della Chiesa nel mondo contemporaneo, voluta dal Concilio.  Proprio questa "chiesa in dialogo" è la "missione ecclesiale" che il Concilio ha voluto affermare in prospettiva del terzo millennio. Un dialogo però non "nominalista", ma ripieno di quella "sacramentalità" espressa dalla Lumen gentium nel suo primo capitolo: la Chiesa è segno dell'unione tra Dio e l'uomo ed ha come "sposa" di Cristo una sua certa "personalità": non è solo il corpo del capo che è Cristo, ma per l'appunto la sua sposa, attenta con tutta se stessa ai desideri del proprio "sposo divino", capace per grazia di dire al suo sposo: "fiat voluntas tua" e così di evangelizzare.

Per chi come Marc Ouellet sa del mistero del sabato santo, in cui la discesa di Cristo tocca il mistero dell'abbandono di Dio da parte di Dio, non vi è certo nessuna tentazione trionfalistica in questa missione della nuova evangelizzazione. Servire Cristo è sempre anche disponibilità alla "discesa", quella discesa che è la caratteristica ultima dell'amore divino: una discesa, appunto, non un'ascesa platonica, se è vero che Cristo, "pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini" (Fil 6,6-7). 



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