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LETTURE/ Ouellet, l'amore di Dio non è "platonico"

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Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600) (Immagine dal web)  Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600) (Immagine dal web)

LIPSIA — Il cardinale canadese Marc Ouellet è uno dei cardinali che alcuni vaticanisti avevano presentato come papabile nel marzo del 2013, quando è salito sul soglio pontificio papa Francesco. È certamente anche uno dei cardinali che conosce meglio la Chiesa sparsa in tutto il mondo. Ha raccontato di sé e della sua posizione teologica sul Concilio ecumenico Vaticano II, che ritiene essere forse l'avvenimento più grande del XX secolo, in un'intervista condotta da Geoffroy de la Tousche, un sacerdote dell'arcidiocesi di Rouen (Francia del Nord) uscita in francese nel 2012, ma pubblicata ora, con un'introduzione del 15 agosto 2014, dalla casa editrice fondata da Hans Urs von Balthasar, la Johannes Verlag: Auferbaut zum Leib Christi ("Edificato come corpo di Cristo"). 

Ouellet nasce nel 1944 nella provincia del Quebec (Canada) in una famiglia di otto bambini, due sorelle e cinque fratelli. Il padre lavorava come forestale. Non ha mai conosciuto la "miseria", ma una "certa povertà". La sua vocazione sacerdotale è nata nel contesto di una famiglia cattolica di lingua francese, negli anni cinquanta, ma un vero incontro personale con Gesù accadrà nel seminario cattolico dei padri sulpiziani. 

La sua vita come professore si svolge in tre ambiti culturali molto diversi: in Colombia, in America Latina, e nel Canada dell'ovest di lingua inglese e dell'est di lingua francese. Entra in contatto con la teologia della liberazione in America Latina, ma non si lancia in alcuna forma di attivismo sociale. Ritiene che il suo compito consista nel formare buoni preti, sia culturalmente che ecclesialmente. I suoi ambiti di ricerca possono essere riassunti con il termine di "teologia degli stati di vita del cristiano", in cui ha giocato un ruolo decisivo il Christlicher Stand (stato di vita del cristiano) di Hans Urs von Balthasar. 

Dapprima si è occupato dello stato della vita consacrata, poi, a partire dal suo lavoro nell'Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia a Roma, dello stato di vita matrimoniale. Una teologia sacramentale ed eucaristica sponsale è il cuore teologico del suo pensiero. Un buon sacerdote è un sacerdote che rappresenta lo sposo con il suo ufficio e con la sua vita. L'eucarestia è il grande dono sponsale di Cristo al credente, alla Chiesa. Gli sposi non sono insieme per superare la condizione di concupiscenza in cui si trova l'uomo, ma come immagine vivente del mistero sponsale di Cristo con la sua Chiesa, come si esprime san Paolo. La modalità di vita consacrata del laico sono una risposta a quell'incredibile atto di amore di un Dio che si dona gratuitamente, senza tenere nulla per sé.



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