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ISLAM/ L'infelicità araba e quel "nemico" che non conosciamo

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"Impotenza a essere ciò che si ritiene di dover essere. Impotenza ad agire per affermare la propria volontà di esistere, se non altro come possibilità, di fronte all'altro che ti nega, ti disprezza (…). Impotenza a reprimere la sensazione di essere ormai un'entità trascurabile sullo scacchiere planetario quando è in casa tua che si gioca la partita".

L'infelicità araba è allora proprio la cifra di quell'impotenza che può generare autocommiserazione e rabbia e che in taluni casi trova proprio nell'islamismo jihadista, o in altri movimenti del fondamentalismo, gli unici attori capaci di offrire una via d'uscita alternativa al ruolo di "vittime della storia" che il radicalismo non fa altro che alimentare. Ed è proprio questa la porta da cui entra il nemico che oggi infesta anche le società occidentali con il suo messaggio di morte e di sangue, attraverso l'attrazione che è in grado di esercitare sugli elementi più deboli ed emarginati della comunità e spesso proprio sui giovani che vivono un momento storico di grande smarrimento.

Cosa fare allora? Se è vero che quell'infelicità araba nasce all'interno del  mondo islamico, ma anche dall'incontro/scontro con l'altro, è necessario percorrere due strade diverse ma parallele. Se da un lato il mondo islamico deve trovare in sé la forza di rinnovarsi in una nuova nahda forse in parte, ma solo in parte, iniziata con alcune delle primavere arabe, dall'altra è necessario fare in modo che le comunità musulmane presenti nella nostra società, cresciute nei valori della tolleranza e del dialogo, siano sempre più integrate affinché possano combattere con noi questo nemico oscuro e indefinibile. 

Abbiamo bisogno dell'islam, di questo islam,  per vincere questa guerra. Solo insieme potremmo combattere Isis e tutti quei movimenti che mettono a rischio la pace e la stabilità nel mondo e in Europa, l'Europa dei cristiani e l'Europa dei musulmani.  E tutto questo, certo, senza cadere nella logica dell'islamicamente corretto, ma soprattutto senza cedere alle facili generalizzazioni che, in questo momento, davvero, non possiamo e non dobbiamo permetterci.



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COMMENTI
24/01/2015 - A proposito di islam (Italo Amitrano)

Vorrei far notare che in qualche caso l'ambigua attrazione verso il mondo islamico è direttamente proporzionale all'insofferenza ( che poi si trasforma lentamente in odio) verso Cristo e la sua Chiesa. Non conosco direttamente l'autrice dell'articolo, quindi la mia considerazione non è rivolta in particolare a lei ma a tutta quella pletora di gente di sinistra (chic o meno chic) che da secoli cerca sempre un salvatore (politico o “diversamente credente” ) che la liberi dal vero Salvatore. Le religioni non hanno la stessa concezione di Dio (talvolta queste concezioni confliggono profondamente); tuttavia hanno in comune lo stesso nemico: Satana. Per ora, l'unico terreno sul quale confrontarci è questo. Siamo stati informati da Cristo con parole chiare ed inequivocabili sulla natura del nemico e sul piano distruttivo che persegue. La Chiesa cattolica ha gli strumenti per smascherare i piani che, in ogni ciclo storico, il nemico ordisce. L'islam non ha questi strumenti; tant'è che la sua simbologia spesso pone affianco stelle luciferine con mezze lune senza che lo strano accostamento non faccia sorgere domande. Riconosco che discutere di questo, con il variegato mondo musulmano è, oltretutto, pericoloso: spero che un giorno lo si possa fare con più tranquillità.

 
24/01/2015 - bellissimo (Claudio Baleani)

Mi piace molto questo articolo. Veramente tanto. La rappresentazione di sé gioca un ruolo decisivo nelle aspettative e nelle frustrazioni non solo al livello personale, ma anche sociale e nazionale. Pensate alla questione della "vittoria tradita" dopo la I guerra mondiale che ha portato milioni di italiani ad avercela con gli inglesi e i francesi e a favorire l'ascesa di un avventuriero come Mussolini. Oppure ai giornali del mondo islamico, tutti controllati dai governi, che sistematicamente incolpano gli USA e gli occidentali della arretratezza, povertà e ignoranza degli islamici fomentando rancore e manifestazioni alle quali puntualmente interviene la polizia, ovviamente del governo, con manganelli e fucili lasciando sempre qualche morto per strada. Prima li aizzano e poi li menano. Grazie prof. Mercuri.