BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ISLAM/ L'infelicità araba e quel "nemico" che non conosciamo

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Ora che il sipario sulla strage di Parigi, dopo il normale tam tam mediatico, si sta lentamente chiudendo, sembra invece doveroso continuare a parlare di ciò che è accaduto, e non solo per non dimenticare le vittime, al di là dei detrattori o degli estimatori dello "stile Hebdo", ma anche e soprattutto per cercare di dare una risposta alle mille domande che dopo questo eccidio, inevitabilmente, rimbombano nella mente di ognuno di noi.

Intanto, chi è questo nemico che oggi più che mai è nel cuore dell'occidente e dell'Europa? Perché e in nome di chi uccidono i vari Kouachi, Coulibaly e compagnia? In nome di Isis, una sorta di califfato o di stato islamico "under construction" che, tanto per rammentarci della sua esistenza, puntualmente fa pervenire ai media occidentali delle drammatiche immagini di uomini barbaramente sgozzati all'interno di un sapiente set mediatico? In nome di Al Qaeda, quella dell'11 settembre per intenderci? In nome dell'islam? Ma di quale islam? Sicuramente non lo stesso islam di Ahmed Merabet, il poliziotto franco-tunisino giustiziato a sangue freddo da uno dei fratelli Kouachi. E poi gli attentatori conoscevano a stento la lingua araba ed erano francesi di seconda generazione. E allora, secondo le più comuni teorie sull'integrazione, non dovrebbero essere perfettamente inseriti nelle società di appartenenza?

Le domande potrebbero continuare ma tanto basta per trarre una prima importante considerazione: noi non conosciamo il nostro nemico, quel nemico che fino ad ora abbiamo osservato distrattamente in qualche servizio televisivo, distante, confinato in luoghi desertici, lontani e dai nomi impronunciabili ai più, e che ora, invece, ci accorgiamo con estremo disappunto essere tra noi, nelle nostre città, nelle nostre strade. La sua non conoscenza è il più grosso rischio perché porta a pericolose generalizzazioni. D'altra parte, molto spesso, siamo per natura portati a semplificare realtà complesse, magmatiche e sconosciute per renderle interpretabili e, dunque, in qualche modo, più "rassicuranti". Detto in altri termini, abbiamo bisogno necessariamente di costruire l'altro per ri-costruire un noi. E l'altro spesso diventa quel generalizzato nemico di schmittiana memoria, lo "straniero", sempre più identificato con "l'islamico", su cui viene proiettata indistintamente l'ostilità.

Per capire il fenomeno e sfuggire a questa rischiosa spirale è necessario, invece, compiere un ulteriore salto di paradigma ed entrare nel cuore di quel mondo arabo che ci siamo fin qui limitati ad osservare a debita distanza, per evitare che l'affermazione "l'islam non è tutto fondamentalista" — naturalmente condivisa da chi scrive — diventi solo un vuoto mantra del politically correct, ad uso e consumo dei talk show.

Torna alla memoria, allora, quell'"infelicità araba" sapientemente descritta, oramai 10 anni fa, da Samir Kassir che altro non è se non quel senso di frustrazione che investe, oggi più che mai, il mondo arabo. Ed è, per riprendere le parole di Kassir, prima di tutto impotenza.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
24/01/2015 - A proposito di islam (Italo Amitrano)

Vorrei far notare che in qualche caso l'ambigua attrazione verso il mondo islamico è direttamente proporzionale all'insofferenza ( che poi si trasforma lentamente in odio) verso Cristo e la sua Chiesa. Non conosco direttamente l'autrice dell'articolo, quindi la mia considerazione non è rivolta in particolare a lei ma a tutta quella pletora di gente di sinistra (chic o meno chic) che da secoli cerca sempre un salvatore (politico o “diversamente credente” ) che la liberi dal vero Salvatore. Le religioni non hanno la stessa concezione di Dio (talvolta queste concezioni confliggono profondamente); tuttavia hanno in comune lo stesso nemico: Satana. Per ora, l'unico terreno sul quale confrontarci è questo. Siamo stati informati da Cristo con parole chiare ed inequivocabili sulla natura del nemico e sul piano distruttivo che persegue. La Chiesa cattolica ha gli strumenti per smascherare i piani che, in ogni ciclo storico, il nemico ordisce. L'islam non ha questi strumenti; tant'è che la sua simbologia spesso pone affianco stelle luciferine con mezze lune senza che lo strano accostamento non faccia sorgere domande. Riconosco che discutere di questo, con il variegato mondo musulmano è, oltretutto, pericoloso: spero che un giorno lo si possa fare con più tranquillità.

 
24/01/2015 - bellissimo (Claudio Baleani)

Mi piace molto questo articolo. Veramente tanto. La rappresentazione di sé gioca un ruolo decisivo nelle aspettative e nelle frustrazioni non solo al livello personale, ma anche sociale e nazionale. Pensate alla questione della "vittoria tradita" dopo la I guerra mondiale che ha portato milioni di italiani ad avercela con gli inglesi e i francesi e a favorire l'ascesa di un avventuriero come Mussolini. Oppure ai giornali del mondo islamico, tutti controllati dai governi, che sistematicamente incolpano gli USA e gli occidentali della arretratezza, povertà e ignoranza degli islamici fomentando rancore e manifestazioni alle quali puntualmente interviene la polizia, ovviamente del governo, con manganelli e fucili lasciando sempre qualche morto per strada. Prima li aizzano e poi li menano. Grazie prof. Mercuri.