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LETTURE/ Gender, così nasce una dittatura

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Bruce Reimer (1965-2004) (Immagine dal web)  Bruce Reimer (1965-2004) (Immagine dal web)

Adesso parliamo di sesso. Mi chiedo però se sia possibile, vista la sparata su Libération della filosofa spagnola Beatriz Preciado. Diversi giorni fa, infatti, sulla nota testata della gauche francese la signora (non si offenda per il sostantivo al femminile), già allieva di Jacques Derrida, in occasione del Convegno della filosofia spagnola, ha esordito con il suo Il coraggio di essere se stessi affermando ciò che va ripetendo da tempo: la differenza sessuale maschio/femmina non esiste e il ricorso a termini come sesso e sessualità fa cadere nel grave errore di attribuire tali termini al soggetto come sue qualità identificative, mentre il sesso (maschile e/o femminile) altro non è che il prodotto di pratiche politiche che gestiscono la verità e la vita. Se ancora non fosse chiaro, la Preciado afferma e ribadisce che la differenza sessuale non esiste.

 Ma allora, se fosse così, come si spiegherebbe la maternità? Semplice: il corpo trarrebbe sostanza dal suo valore d'uso, dall'essere espressione di una funzione.

Sull'idea della fungibilità del corpo e sulla negazione della differenza sessuale tra uomo e donna è di parere diametralmente opposto Sylviane Agacinski. Anche Agacinski, tra le più combattive filosofe francesi, è stata un'allieva di Derrida (da cui ha avuto un figlio) ed è sposata da 20 anni con Lionel Jospin, già primo ministro sotto la Presidenza Chirac. Quindi non una bigotta clericale al servizio della conservazione, ma  pensatrice di spicco dall'autorevole pedigree all'interno del movimento femminista della sinistra francese. Nel suo Metamorfosi della differenza sessuale, Agacinki offre uno spaccato illuminante della storia del rapporto tra i sessi denunciando sottomissioni ed equivoci nel rapporto stesso, ma considera del tutto contrario alle evidenze offerte dalla natura l'abolizione della differenza biologica tra i due sessi.

Le due filosofe esprimono un loro diverso pensiero molto interessante per capire meglio cosa  si intende dire quando si parla di gender. Almeno per ora, non esplicitiamo tutta la complessità psico-antropologica, politica, economica che l'invenzione del gender si porta dietro; ciò che è bene fissare è l'origine storica del problema così come emerge da quel falso colossale che fu il "rapporto Kinsey" che prese nome, sul finire degli anni Quaranta del secolo scorso, dall'americano Alfred Kinsey, che avviò quella rivoluzione sessuale di cui ancor oggi si sentono, addirittura più amplificati di allora, gli effetti culturali. 

Il cosiddetto "rapporto Kinsey" pretendeva portare alla luce i comportamenti sessuali degli americani secondo una scala di orientamenti che comprendeva i numeri da 1 a 6. Il numero uno identifica coloro che sono prevalentemente eterosessuali, da 2 a 6 si hanno molte sfumature che esprimono uno spettro assai ampio che va dalla bisessualità, alla pedofilia, fino alla vera e integrale omosessualità: il genere è ampio e fluido. 



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