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LETTURE/ Jacques Le Goff e quel brutto vizio di "impadronirsi" del tempo

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E' in libreria Il tempo continuo della storia (Laterza), ultimo saggio dello storico Jacques Le Goff, recentemente scomparso a Parigi all'età di 90 anni. Pur con i limiti tipici dei testi divulgativi, il libro merita una segnalazione per tre ordini di considerazioni. Innanzitutto: dall'arte, all'economia, alla vita quotidiana, il Medioevo di Le Goff è periodo luminoso, razionale, culturalmente plurale. In ambito accademico internazionale, anche grazie a studiosi come Le Goff, ormai si riconosce la positività di quei secoli. Ma nella mentalità comune e nel sistema dei media permane un pregiudizio negativo. Per l'uomo di strada il Medioevo resta quello del film di J.J. Annaud Il nome della rosa (paradosso è che proprio Le Goff fu consulente, non sappiamo quanto ascoltato, del regista francese).

Per documentarsi sul tema disponiamo comunque di una bibliografia vasta. Restando a Le Goff, si veda ad esempio un altro recente volume, Il tempo sacro dell'uomo, che interpreta in modo originale la Leggenda Aurea di Iacopo da Varazze, l'opera più diffusa nel Medioevo dopo la Bibbia. 

Va detto per inciso che i libri di storia e i loro autori non sono mai avulsi dal periodo in cui sono letti. Negli anni settanta molta storiografia, ed anche quella francese, fu travolta dalla ubriacatura ideologica dominante. Lo spirito di quel periodo turbolento caricava i testi di significazioni aggiuntive, spesso anticattoliche, probabilmente oltre le intenzioni degli autori. Oggi possiamo leggere testi di ogni orientamento con animo più rilassato, meno sospettoso. 

Tornando a Il tempo continuo della storia, il secondo aspetto notevole è che nega la frattura tra Medioevo e Rinascimento. Come è noto, Le Goff propone l'idea di "Medioevo lungo", nel quale si trovano germi della rinascenza e che si prolunga ben oltre le date convenzionali di fine Quattrocento. La vera svolta sarebbe invece nel Settecento, simboleggiata dalla pubblicazione della Encyclopédie illuminista. La tesi è interessante perché sottolinea come l'ateismo dei libertini sia per l'Europa una vera novità culturale. Di fronte a questa svalutazione della svolta cinquecentesca, il profano (tale è chi scrive) avverte però l'esigenza di approfondire la portata da un lato della crisi interna della cristianità, culminata con la Riforma e dall'altro della traiettoria del razionalismo, con il suo concetto di ragione come misura (e la sua parabola ateistica evidenziata da Del Noce). 

Il terzo aspetto da sottolineare è quello che conferisce originalità al libro. Le Goff discute un problema apparentemente solo storiografico, ma che ha aspetti rilevanti anche fuori della querelle accademica. Il tema è se e come si possa periodizzare la storia. Ad esempio, dove finisce  il mondo antico? Periodizzare, nota Le Goff, è un modo che l'uomo ha di padroneggiare il tempo, almeno quello passato.



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