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ELIOT/ Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock, cent'anni e non sentirli

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Thomas Stearns Eliot (1888-1965) (Immagine dal web)  Thomas Stearns Eliot (1888-1965) (Immagine dal web)

Forse non è nemmeno Ulisse, visto che non crede che le sirene, pur ancora nelle orecchie, will sing to me ("canteranno per me"). Nel mare dell'essere (o del non essere) non si viaggia, scopre, od esplora; we drown, anneghiamo in un  eterno presente di un mondo dove il tempo è sempre e solo futuro o spilled milk, l'occasione perduta.

Le parole di Prufrock hanno fatto la fine del vino messo ad invecchiare; praticamente imbevibili il giorno in cui vennero imbottigliate (durissimo il commento anonimo apparso nel 1917 su The Times Literary Supplement, che liquidava le "osservazioni" della collezione come cose "capitate alla mente del Sig. Eliot" e certamente come qualcosa che "non ha alcuna relazione con la poesia"), sono diventate pregiate col tempo. Le erudite citazioni dalla Bibbia, Shakespeare, Marwell, Esiodo, e Chaucer fanno da impalcatura a sentimenti e sensazioni di paura, solitudine, alienazione, frustrazione ed impotenza che il Novecento ha trasformato, da scarti dell'umano sentire, nell'esperienza più diffusa: il segno della dissoluzione dell'io. Anche e soprattutto in poesia. Anche e sopratutto oggi:

It could be said, even here, that what remains of the self
Unwinds into a vanishing light, and thins like dust, and heads
To a place where knowing and nothing pass into each other, and through

Si potrebbe dire, anche qui, che quanto rimane dell'io
Si dissolve in una luce evanescente, e si assottiglia come polvere, e si muove 
Verso un luogo dove sapere e nulla passano l'uno nell'altro, ed attraverso
(
Da In Memory of Joseph Brodsky, Mark Strand)

Ricordare il grande poeta russo scomparso Joseph Brodsky per il grande poeta canadese Mark Strand, recentemente scomparso, è constatarne la dissoluzione. Evidentemente che queste cose accadano alla mente è di grande importanza, e per chiunque. 

Ma con strane, inaspettate sorprese:

Giudice: Qual è la sua professione?
Brodskij: Poeta, poeta e traduttore.
Giudice: E chi ha riconosciuto che siete poeta? Chi vi annovera tra i poeti?
Brodskij: Nessuno. (senza sfida) E chi mi annovera nel genere umano?
Giudice: Avete studiato per questo?
Brodskij: Per cosa?
Giudice: Per essere un poeta! Non avete cercato di completare l'università dove preparano... dove insegnano...
Brodskij: Non pensavo... Io non pensavo che ci si arrivasse con l'istruzione.
Giudice: E come?
Brodskij: Io penso che...(confuso) venga da Dio...

Joseph Broskij così rispose nel processo del 1964 intentatogli dal regime sovietico a causa della sua poesia alla quale, professore alla Columbia University come Mark Strand stesso, dedicò i suoi corsi per 24 anni, 12 settimane all'anno, come lettura lenta del testo poetico.



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