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ELIOT/ Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock, cent'anni e non sentirli

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Thomas Stearns Eliot (1888-1965) (Immagine dal web)  Thomas Stearns Eliot (1888-1965) (Immagine dal web)

Cent'anni fa, nel giugno del 2015, sulla rivista Poetry usciva The Love Song of J. Alfred Prufrock, scritta da Thomas Stearns Eliot a 22 anni, e pubblicata su richiesta di Ezra Pound, il mentore di Eliot o suo miglior fabbro, come Eliot stesso definirà Pound. 

Seguì la pubblicazione in un fascicoletto Prufrock and other observations nel 1917, e da lì è storia nota; nel 1922 The Waste Land e via a seguire fino all'ascesi finale dei Four Quartets e del teatro in versi. La nascita dell'astro della poesia moderna, Thomas Stearns Eliot, avvenne con quel poemetto di 140 versi, rimaneggiato e rivisto come sempre in Eliot, e come sempre fatto di frammenti; suoi, della Bibbia, di Esiodo, di Shakespeare, Chaucer, Marvell, in versi liberi in cui fanno la loro comparsa il celeberrimo patient etherised upon a table ("paziente sotto etere su di un tavolo"), Michelangelo e il meno conosciuto io formulato nelle frasi altrui fino a divenire un insetto pinned and wriggling on the wall ("che se ne sta appuntato e a torcersi sulla parete"). Ma oltre che nel Pantheon della gloria imperitura, il canto d'amore meno lirico e romantico della poesia inglese è sopravvissuto all'evolversi di una sensibilità?

Racconto di un'anima (quale? l'innamorato perso in restless nights, "notti inquiete"? l'uomo di mezz'età preoccupato di prepare a face to meet the faces that you meet, "preparare una faccia per incontrare le facce che incontri"? l'impiegato irrigidito nel collar mounting firmly to the chin,/ My necktie rich and modest, "il colletto che se ne sale fermo sul mento/ la mia cravatta ricca e modesta"), o tomba della sua disperazione, questo poemetto di 140 versi è oberato di domande tutte alla prima persona, labirintici percorsi dove ogni svolta è una occasione for a hundred decisions and revisions/Before the taking of a toast and tea ("per cento decisioni e revisioni/Prima che si prenda un toast ed un tè"). Nessun spazio alla overwhelming question, la "domanda travolgente" che solo Amleto osò pronunciare, To be, or not to be, that is the question , e di cui a Prufrock restano solo un Do I dare/Disturb the universe? ("Oso/ Disturbare l'universo") e un finale Do I dare to eat a peach ("Oso/mangiare una pesca", poverissima resa di un ironico gioco di allitterazioni e rime interne) in una inarrestabile e precipitosa caduta? 

Oltre al querulo domandare di sé a sé, la voce quasi petulante di Prufrock si raccoglie nell'atto di dire chi lui non è; non è Amleto, al massimo è an attendant lord, ("un cortigiano",  Polonius, o forse "the Fool"), non è Giovanni il Battista, e a nessuno importa che la sua testa sia brought in upon a platter ("portata su di un vassoio"), e tantomeno è Lazzaro, come from the dead/ Come back to tell you all ("ritornato dai morti/Ritornato per dirvi tutto"), che sia Lazzaro il povero che torna dai cieli per lanciare il suo avvertimento a chi perde la propria vita sulla terra, o Lazzaro il risorto, che ha visto the undiscovered country,  "la terra inesplorata".



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