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ARTE/ Biennale di Venezia, la bellezza è un dramma. E scaccia i sogni

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T. Gates, la campana della chiesa di St.Laurence in mostra a Venezia (Immagine dal web)  T. Gates, la campana della chiesa di St.Laurence in mostra a Venezia (Immagine dal web)

Parlare d'arte contemporanea non "a" ma "con" una platea di 300 ragazzi. La cosa si fa ancor più complessa e appassionante se l'argomento in questione è la Biennale di Venezia, cioè la mostra "disorientante" per antonomasia. È quello che personalmente mi è accaduto settimana scorsa su invito di preside e insegnanti del liceo artistico del Sacro Cuore di Milano, che hanno avuto l'idea intelligente e anche coraggiosa di cominciare l'anno proprio con una visita di tutte le classi alla Biennale. Del resto il titolo di questa edizione, "Tutti i futuri del mondo", è titolo che se non riguarda i ragazzi non riguarda nessuno. 

Dunque, appuntamento a Chioggia, dove gli studenti tornavano di sera dopo le giornate veneziane. Davanti una platea fitta fitta, attenta, e già con tante domande in testa.

Ma prima c'è da dire qualcosa su questa Biennale (fino al 22 novembre, ndr). Che è stata affidata per la prima volta a un curatore africano, Okwui Enwezor, nigeriano con un grande curriculum alle spalle. Enwezor ha voluto una Biennale in cui gli artisti parlassero della storia, la nostra storia e la loro storia. Trattandosi di artisti che vengono da ogni parte del mondo, ci siamo trovati davanti ad una molteplicità affascinante di sguardi. Parlare della storia era indicazione per evitare di guardare al futuro come un sogno. Come ogni Biennale, bisogna di immaginare di trovarsi in mare aperto: è esperienza di arte presente, quindi non ancora fissata in valori certi. Si può avere la sensazione di non capire e di perdersi, ma se si ha la pazienza di approfondire gli sguardi, di attaccarsi a quegli indizi che nel percorso incrociano il nostro sguardo, questa Biennale fornisce tante sorprese.

Si coglie un'urgenza di dire (al punto che tanti artisti hanno messo in campo dal vero le loro voci), un'urgenza di esprimere le ferite della storia. Faccio un paio di esempi per essere chiaro: Steve McQueen (proprio lui, il regista Oscar con 12 anni schiavo) ha portato un video struggente, "double face", con la storia di Ashes, giovane pescatore delle isole Grenadine, ucciso dai narcotrafficanti per aver scoperto un deposito di droga su una spiaggia. Su una facciata del video si vede lui che naviga baldanzoso, sulla prua della sua barca, filmato da dietro con la schiena nera che si staglia contro il blu abbagliante del mare e del cielo; sull'altra facciata dello schermo si vedono invece gli amici che raccontano Ashes mentre stanno costruendogli la tomba (e si vede che accarezzano la croce, incisa nel cemento, con un gesto di silenziosa tenerezza…). Theaster Gates, artista di Chicago, all'Arsenale ha invece portato alcuni resti della chiesa abbandonata di St.Laurence, nei sobborghi poveri di Chicago. 



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