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LETTURE/ Paola Vismara, la fede non è nostalgica

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Sul fronte opposto, ed era questa la sfida più impegnativa, si trattava di ridimensionare le tesi laiciste, altrettanto unilateralmente progressiste, dei partigiani di un mondo moderno immaginato come il trionfo della secolarizzazione anticristiana; una secolarizzazione che, per farsi spazio nell'Occidente, ha dovuto legarsi a una lotta senza quartiere contro le forme culturali, le eredità sociali e i modelli etici plasmati dalla lunga vicenda plurisecolare del connubio tra società umana e mondo cristiano, da cui, invece, era stata dominata l'età precedente la nascita del nuovo Prometeo-individuo autonomo, padrone del proprio destino e creatore della pubblica felicità trasportata dal cielo sulla terra della vita profana.

Paola Vismara ha cercato di mostrare che la coscienza religiosa nella storia dell'Occidente moderno non si è dissolta trasformandosi nel relitto archeologico di un mondo beato che noi abbiamo perduto. Essa è stata, al contrario, una delle forze che hanno contribuito alla genesi stessa, al primo abbozzo e anche al graduale sviluppo dei lineamenti della modernità: al punto da influenzarla dall'interno in modo potente, con una radicalità indiscutibile, anche quando le forme tradizionali di quella coscienza hanno cominciato a essere sempre più diffusamente contestate, e i frutti o conseguenze operative, creatori di una civiltà complessiva dell'uomo in rapporto stabile con il divino, sono stati staccati dalle loro premesse fondative, immaginando di conservare l'eredità storica della civilizzazione di matrice cristiana — il suo guscio esterno etico-politico-culturale — scorporandola dal grembo che l'aveva fecondata e per lunghissimo tempo nutrita.

Di questo densissimo intreccio sotterraneo, anche dialettico e spigoloso, tra senso cristiano del mondo e destino dell'uomo moderno, Paola Vismara ha scandagliato le punte intellettuali più qualificate, confluite nelle metamorfosi del pensiero teologico e nei dibattiti che, sul filo del tempo, si sono accesi intorno al modo più corretto secondo cui declinare nella vita il contenuto oggettivo del dogma professato. Dalla teologia colta e dalle controversie dottrinali il fiume dell'alimentazione religiosa dell'esistenza si è poi declinato nei modelli di spiritualità, nella fioritura dei carismi di santità, nelle vette impervie della mistica e della ricerca della perfezione religiosa, fino a travasarsi nelle forme dell'oratoria sacra copiosamente elargita dai pulpiti, nella pedagogia capillare dei collegi, dei seminari, delle scuole di catechismo, nelle confraternite che raccoglievano folle copiose di umili fedeli. E dallo spazio delle chiese, della liturgia, dei rituali collettivi, la fede animata dal suo cuore antico è arrivata a rendersi a tutti accessibile attraverso la scuola di una pietà adattata alla vita dei più semplici, via via conciliata con gli impegni materiali della famiglia e della condizione domestica, con il sacrificio del lavoro, con la realtà dello "stato di vita" abbracciato dal singolo battezzato. Sui volti più nascosti e diffusi di questa devozione impastata con la materialità di una vita sociale condivisa forse Paola Vismara ha scritto alcune delle sue pagine più originalmente significative. 



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