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LETTURE/ Il "Rembrandt" di Franzosini: umano, troppo umano

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Rembrandt Bugatti ( 1884-1916) (Immagine dal web)  Rembrandt Bugatti ( 1884-1916) (Immagine dal web)

Da sempre, nell'ambito della sua produzione narrativa quantomeno, Edgardo Franzosini si dedica a comporre eccentriche biografie in forma di romanzo. La loro principale caratteristica, oltre a quella di non riferirsi a personaggi troppo celebri (in quanto debbono essere conosciuti dal lettore, ma non troppo), è di porsi — idealmente ancor più che stilisticamente — su un piano analogo a quello delle celebri Vite immaginarie di Marcel Schwob. Insomma queste biografie, pur basandosi su dati/riferimenti storici obiettivi, sono innanzitutto testi letterari che non hanno la pretesa di ricostruire imparzialmente le vite narrate, bensì si pongono quali soggettive interpretazioni/visioni di questa o quella parabola esistenziale presa in esame.

Franzosini si è dunque occupato, fra vari altri, di Bela Lugosi (l'attore hollywoodiano così legato al ruolo cinematografico del vampiro Dracula da identificarsi in modo maniacale con tale personaggio), di Raymond Isidore (l'artista che trasformò la sua dimora in una vera e propria opera d'arte rivestendola all'esterno come all'interno con un mosaico policromo, le cui tessere erano state ricavate da schegge di piatti, tazze, bicchieri e bottiglie colorate), di Giuseppe Ripamonti (il latinista ex protégé di Federico Borromeo, finito poi in disgrazia ed in carcere forse non già per essersi occupato di magia e stregoneria, bensì per la colpevole vanità del cardinale), e infine di Rembrandt Bugatti (l'appartato e schivo scultore, fratello di quell'Ettore che fondò agli inizi del Novecento la notissima casa  automobilistica francese) su cui Franzosini ha scritto il suo più recente romanzo biografico: Questa vita tuttavia mi pesa molto, edito da Adelphi (2015).

La vicenda è ambientata nella capitale francese, durante l'inizio della prima guerra mondiale. Rembrandt Bugatti ha il suo alloggio-studio a Parigi, al numero 3 di rue Joseph-Bara, dove hanno soggiornato Paul Gauguin e Jules Pascin. Il protagonista ci viene presentato come un "uomo distinto, riservato, dall'atteggiamento sempre composto, dal viso angoloso e dall'espressione seria". E un artista come il nostro Rembrandt non fa certo salire da lui giovani modelle da cui trarre ispirazione, essendo uomo sin troppo solitario. D'altronde è difficile portarsi in studio una tigre, un elefante o anche solo un giaguaro. Sono infatti questi i modelli che interessano allo scultore italiano, che "si sente a suo agio solo in mezzo agli animali, solo a contatto con quella comunità senza parole". Così Bugatti si reca ogni giorno al giardino zoologico, essendo riuscito persino a ottenere il permesso di entrare nei recinti dove sono rinchiuse bestie davvero feroci. Sì, non bada troppo agli umani quella sorta di misantropo, ma sa realizzare mirabili/ineguagliabili sculture di quadrupedi e uccelli, ora riproducendo nei più minimi dettagli umili e minuscole creature, ora esprimendo la nobile fierezza di belve maestose. 



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