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ARTE/ Da Matera all'Italia, quella libertà più forte di Togliatti, De Gasperi e Pasolini

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Matera (Immagine dal web)  Matera (Immagine dal web)

Così mentre lo Stato sgomberava quel luogo ritenendolo perduto, per alloggiare i residenti in nuovi quartieri, c'è stato un gruppo di giovani, capitanato da Raffaello De Ruggieri (oggi sindaco ottuagenario della città), che fondarono l'associazione "Il Circolo La Scaletta" nel 1959. Avevano un preciso scopo: non lasciare che morisse desertificato, spopolato, il luogo che più amavano al mondo, la città della loro vita. Avevano tutti contro: l'indifferenza delle istituzioni, la contrarietà dello stesso Stato (Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi furono i propositori più in vista dello sgombero forzato dai Sassi di Matera). La direzione di marcia della Storia che spingeva affinché gli italiani, riconosciutisi in una nuova Costituzione repubblicana, abitassero e sognassero di abitare in ambienti nuovi, più confortevoli, non consumati. 

Nonostante il corso delle cose fosse avverso, questi giovani de La Scaletta iniziarono a censire le chiese rupestri presenti nella città oramai spopolata: nel 1966 fu pubblicato il primo libro significativo de La Scaletta Le chiese rupestri di Matera, in cui si dava menzione di alcune delle circa 150 cavità o grotte adibite al culto, tra la città e la Murgia circostante, che si sono stratificate nel tempo, dai primi habitat rupestri dell'VIII-X secolo alla cittadella fortificata normanno-sveva che fu Matera tra XI e XIII secolo, dagli sviluppi rinascimentali tra Quattrocento e Cinquecento agli slanci barocchi del Seicento e del Settecento. Iniziarono, come fanno tutt'oggi migliaia di parrocchie o associazioni, a restaurare la Cripta della Madonna delle Virtù a proprie spese, iniziarono a proteggere e a studiare la chiesa di San Nicola dei Greci, nel 1963 riportarono all'attenzione pubblica quel capolavoro di silenzio e inquietudine espressiva che va oggi sotto il nome di Cripta del Peccato originale. 

Col tempo progredirono nelle attività, nei contatti, nelle ricerche storiografiche, nelle proposte per il recupero del centro cittadino dei Sassi. Intanto nel 1966 allestiscono nel Salone Napoleonico di Brera a Milano la prima mostra sulle chiese rupestri. Non è un'associazione di ingenui volenterosi, anzi nel '68 danno alle stampe uno studio di settore sugli insediamenti civili e religiosi nella Gravina di Matera. Passano gli anni, i decenni, e il lavoro di recupero e di riqualificazione del centro di Matera è ancora lontano da farsi, ma il laboratorio de La Scaletta è fervido, riesce ad attrarre l'attenzione del neonato ministero dei Beni culturali, fondato da Spadolini nel 1974, e nel 1982 esce un altro volume di riferimento: Conservazione ed evoluzione, proposte di riuso dei complessi edilizi religiosi e laici del centro storico di Matera

E così pian piano, da gruppo di giovani "visionari" divennero i tecnici più preparati nella tutela e nello studio di quanto la città poteva ri-offrire qualora venisse, come è accaduto, lentamente riabitata. E' la storia dei nostri anni: la spinta iniziale, avventurosa, si è poi istituzionalizzata, con la successiva realizzazione nel 1998 della Fondazione Zetema. 



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COMMENTI
19/10/2015 - Grazie... (Umberta Mesina)

... di questo bellissimo intervento. Per me Matera è sempre stata il segno di quel che siamo potuti diventare dopo la guerra, grazie al coinvolgimento nell’Unione europea, perché ne conosco bene la descrizione fatta dalla sorella di Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” e mi ero fatta l’idea di un passaggio dalla povertà al benessere diffuso che aveva coinvolto anche le realtà più misere (non c’è differenza tra la descrizione dei Sassi ai tempi di Levi e quella di Calcutta ai tempi di Madre Teresa) e che dipendeva da quell’apertura al resto dell’Europa. Non avevo idea che invece si fosse trattato di un amore di persone per la loro città. Questo è un esempio di ciò che i chestertoniani chiamano “la filosofia di Pimlico” e mi è particolarmente prezioso. Grazie.