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LETTURE/ Louis Martin e Zélie Guérin, i santi della semplicità disarmata

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Marie-Azélie Guérin (1831-1877) e Louis Martin (1823-1894) (Immagine dal web)  Marie-Azélie Guérin (1831-1877) e Louis Martin (1823-1894) (Immagine dal web)

Ci sarà certamente bisogno, come è sempre stato nei secoli della storia cristiana, anche di questa santità spinta fino al limite dell'eccezionale, che rimette direttamente in comunicazione il mondo paradisiaco del divino e il mondo terreno della nostra vita finita. 

Ma la santità, prima ancora di scatenare prodigi e guarigioni mirabolanti, è il miracolo di una fede portata dentro il flusso reale dell'esistenza, messa a contatto con la realtà globale di ciò che siamo: è l'amore di Cristo che diventa presenza vissuta, memoria che accompagna dentro la povertà dell'istante, qui e ora, fino a imporsi come lo sguardo che un individuo, limitato e carente al pari di ciascuno di noi, può gettare su di sé e con il quale abbracciare le cose, le persone, i doveri di ogni singola giornata. Forse si potrebbe dire che la santità è una vita resa nuova, cambiata alla radice, nel suo corso abituale; dove la certezza della speranza e la paziente tenacia della carità cristiana lievitano generando il senso di una pace e di una letizia ultimamente invincibili, e così diventano luce, positività, apertura alle dimensioni dell'infinito, semplicità gratuita, dedizione, innocenza e slancio fiducioso come nell'abbandono senza pretese di uno spirito veramente bambino. Anche quando ci si ritrova carichi di anni e con tanti pesi ingombranti sulle spalle. Anche quando ci trova a dover passare attraverso croci e sofferenze come la perdita di un figlio, la malattia, la morte precoce. Anche in una condizione di dissesto o di espropriazione come quella con cui soprattutto Louis dovette fare i conti nella sua vedovanza, colpito nella fragilità del suo cuore oltre che nel pieno equilibrio della salute mentale.

La vicenda dei coniugi Martin, all'ombra di quella ancora più clamorosa della piccola Teresa, contiene poi un'altra lezione fondamentale: per incamminarsi sulla strada della vocazione a una fede cristiana capace di trasfigurare il cammino concreto dell'esistenza, in senso totale, non occorrono competenze superspecializzate, studi approfonditi nelle scienze sacre e chissà quali capacità per emergere come figure di primo piano sulla scena del mondo. La santità della semplicità disarmata, dell'umile povertà di spirito offerta come dono per tutti, comincia dal piccolo e si realizza nella normalità assolutamente più ordinaria: è alla portata di tutti, non riserva di caccia esclusiva di una oligarchica aristocrazia di spiriti eccelsi. 

La santità dei Martin risplende dentro ciò che è più umano e più comune. Passa esattamente per la stessa "piccola via" a cui Teresa del Bambino Gesù e del Sacro Volto avrebbe legato la sua cifra di santa madre del nuovo cattolicesimo moderno: per sfondare la prigione che delimita il confine dell'esperienza umana, per riscattarla e farla fiorire dal di dentro, basta aderire con tutto quello che siamo all'umile realtà oggettiva in cui si consuma, giorno dopo giorno, il nostro grandioso destino di vocazione e di servizio.



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