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LETTURE/ Le profezie (avverate) di Pasolini "corsaro"

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine dal web)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine dal web)

In fondo il potere "totalitario" del vecchio fascismo non aveva minimamente "scalfito" le realtà particolari dell'universo agricolo e paleoindustriale. Nel nuovo fascismo invece il fine è "la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo" (ivi, p. 50), in una civiltà dei consumi propria dei "regimi democratici" contemporanei, con una ferocia non paragonabile perfino a quella del Ventennio, come testimonia il celebre "discorso" di Pasolini sulle dune di Sabaudia del 7 febbraio 1974, tratto dal breve documentario Rai della serie tv "Io e …", intitolato "Pasolini e… la forma della città".

La nuova civiltà dei consumi, irreligiosa perché ha perso il desiderio di Dio, ha ancora però bisogno della famiglia, quella che era stata per secoli il modello, insieme, dell'economia contadina e della civiltà religiosa. Nel neo-edonismo completamente materialistico e laico, la famiglia diventa lo "specimen" minimo della civiltà consumistica di massa. "Un singolo — nella visione pasoliniana — può non essere il consumatore che il produttore vuole. Cioè può essere un consumatore saltuario, imprevedibile, libero nelle scelte, sordo, capace magari del rifiuto: della rinuncia a quell'edonismo che è diventato la nuova religione. Esso deve essere sostituito con l'uomo-massa. […] E' in seno alla famiglia che l'uomo diventa veramente consumatore" (ivi, p. 36).

Oggi le profezie di Pasolini "corsaro" si sono avverate: il consumismo esasperato, la comunicazione "totale" dei social networks dal linguaggio convenzionale, omologato, fruibile solo in un mondo online in cui viene meno l'importanza dell'incontro "fisico" con l'altro, la mancanza della percezione che il "tu" è importante, facendo accrescere solitudini. Profetico è stato anche quel senso del "sacro" che lo scritture bolognese aveva colto nella poesia, antidoto al nulla. Oggi, in uno scetticismo generale, i giovani non sono a priori restii a cogliere "il religioso" come opzione, non sono restii a farsi domande. In quel domandare, in quel travaglio che è stata la propria esistenza, Pasolini è più attuale che mai. 

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