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LETTURE/ Padri e figli, la saggezza (pagana) "contro" l'infinito

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Henri Matisse, Icaro (1947) (Immagine dal web)  Henri Matisse, Icaro (1947) (Immagine dal web)

L'altra storia è quella di un padre mortale, Dedalo, e del figlio Icaro. Lunga e mostruosa è la vicenda che porta il grande artefice ateniese a Creta, al servizio di Minosse: dopo la costruzione del labirinto che tiene prigioniero e insieme difende un mostro semiumano, Dedalo e il figlio restano bloccati sull'isola, anch'essi prigionieri. Ma Dedalo ha un progetto (è anche qui Ovidio a narrare): "Chiuda pure la terra e le onde, ma almeno il cielo è aperto; andremo per di là: Minosse possieda pure tutto, non possiede l'aria"Fabbrica delle ali per sé e per Icaro, unendo penne e piume con corde e cera; poi dà ad Icaro le indicazioni sul volo: "Tieni una rotta intermedia, perché l'onda non appesantisca le ali se scendi troppo in basso e il fuoco non le bruci se sali troppo in alto; procedi secondo la mia guida". Partono, sono a metà della via per Atene, "quando il ragazzo cominciò a gioire del volo audace e abbandonò la guida e tratto dal desiderio del cielo salì più in alto". Il calore del sole scioglie la cera e Icaro precipita in mare. Il padre si volta a cercarlo, non lo vede, ma scorge sull'acqua le penne delle ali.

Due padri, due figli, in situazioni molto diverse, ma con delle analogie. Nei padri tutta la saggezza che l'uomo pagano ha espresso in tante forme e voci: il senso del limite, la consapevolezza di non essere dio, l'equilibrio, la responsabilità, il seguire una guida. Nei figli l'emulazione del padre, l'abbandono della guida, la gioia del pericolo, l'incoscienza nel volere e nell'agire, il desiderio del cielo. Grandi e dolorose le figure paterne, entrambe consapevoli di aver causato involontariamente la morte del figlio: il Sole dopo la morte di Fetonte si rifiuta di guidare il nuovo carro e provoca Giove con un corruccio astioso che cela il senso di colpa, Dedalo maledice la sua arte mentre raccoglie e seppellisce il figlio; nella variante accolta da Virgilio il suo viaggio termina a Cuma, dove l'artefice consacra un tempio ad Apollo scolpendovi la storia di Creta e sua, ma non riesce a scolpire il tragico volo del figlio: "anche tu, Icaro, avresti una grande parte in un'opera così grandiosa, se lo permettesse il dolore: due volte tentò di raffigurare in oro la tua caduta, due volte le mani del padre ricaddero". Ma il tentativo di Fetonte colpisce le ninfe esperidi che gli dedicano un epitaffio: "se non riuscì a reggere il carro, tuttavia cadde dopo aver osato molto". E il desiderio del cielo di Icaro continua ad affascinare ancora oggi.



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