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LETTURE/ Corruzione, il "male italiano" che c'è in noi

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Raffaele Cantone (Infophoto)  Raffaele Cantone (Infophoto)

Cosa c'entra tutto questo con l'immane opera nella quale si sta cimentando Raffaele Cantone con la sua squadra? E' molto semplice. Se non cominciamo a rispettare regole semplici e banali come quella appena descritta, come possiamo pensare di eliminare per sempre dalla nostra vita personaggi come Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, che dallo scandalo di Mani Pulite a Expo 2015 hanno continuato indisturbati a tessere la trama della corruzione sugli appalti pubblici?Come possiamo non ripetere esperienze come il Mose di Venezia o la Terra dei fuochi in Campania?

Io credo che dobbiamo lavorare su due tematiche: una culturale (che coinvolga i grandi e i bambini, vera speranza del Bel Paese) e l'altra di regole ferree e controlli duri. A partire dalle cose banali. Non sarà semplice, né di corto periodo. Ma alla fine porteremo il cambiamento. "Per riuscire a combattere la corruzione — spiega Cantone nel libro — le persone devono cambiare. Invece siamo sempre pronti a chiedere regole per gli altri, non per noi. E' fin troppo facile incontrare persone con una doppia faccia, che sbandierano affermazioni di principio, salvo smentirle quando sono in ballo i loro interessi". 

E l'esempio pratico che il magistrato porta a testimonianza della veridicità di questa affermazione è ancora più sconvolgente: "Al momento della nascita dell'Autorità (anticorruzione, ndr) una docente universitaria ha insistito per incontrarmi. Era una persona impegnata sui temi della legalità, aveva organizzato manifestazioni contro le mafie e quindi l'ho ricevuta ben volentieri. Mi ha subito detto che le sarebbe piaciuto diventare consigliere dell'Autorità nazionale anticorruzione. Le ho spiegato che i termini per il bando erano chiusi e che non si poteva più partecipare alla selezione, ma la sua replica è stata sorprendente: 'E che problema c'è? Facciamo in modo che non siano chiusi, ci inventiamo un protocollo alla buona'". 

Sono convinta che se avessi chiesto al mio vicino in aereo perché non spegnesse il tablet come tutti gli altri, la risposta non sarebbe stata molto diversa: "E che problema c'è? Mica cade l'aereo perché sto leggendo il mio libro". Non siamo stufi del "si è sempre fatto così"? Non siamo stufi dei "cervelli" che scappano all'estero perché non si fidano del Paese nel quale sono nati. Non siamo stufi di sentire che la prossima generazione deve cambiare l'Italia? Cominciamo a farlo noi. Adesso. "Il tempo degli alibi e delle scuse è finito da un pezzo"; alla faccia dell'idiota che viaggiava con me in aereo.



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