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LETTURE/ Il nulla e "l'altro": il presente di Hegel

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A. Canova, Amore e Psiche stanti (1796-1800) (Immagine dal web)  A. Canova, Amore e Psiche stanti (1796-1800) (Immagine dal web)

Questo consente di prendere posizione rispetto a una dimensione del pensare che lascia ricondurre il negativo ad un orizzonte nichilistico. La negazione della determinazione è ciò che obbliga il finito a mettersi in connessione con l'infinito ed obbliga anche a rileggere la questione filosofica per eccellenza, il vero. Il vero non è una unità originaria, astrattamente data, acquisizione e possesso della ragione, ma risultato, cioè avvenimento che mi coinvolge mentre lo penso (p. 31). 

Questo non significa in alcun modo storicizzare il vero, ma ricondurlo ad un movimento, il movimento del vero— come recita il sottotitolo — che impegna il vero con la storia, e dunque con il tempo come forma dello spiazzamento della verità presa nel gioco del non ancora, del noch nicht. Il dolore e il male sono allora elementi di un movimento che li supera e restituisce il senso dell'umano a se stesso (p. 86). "La nozione del negativo funziona nel dispositivo del linguaggio hegeliano come una alterità lacerante che chiede di essere attraversata affinché l'unità, l'unificazione cessi di costituire, nel suo stesso funzionamento, un totalitarismo e una sopraffazione, sia nell'io, sia nella comunità" (p. 91). 

Ma che cosa può dare unità a un uomo che ospita l'alterità, la mancanza, il negativo, la morte? La risposta è tutta giocata nella libertà e questo, per Dalmasso, rende possibile recuperare il carattere apologetico della filosofia hegeliana come ricostituzione di una unità nuova che mette in campo una relazione con Dio come "un diverso modo di pensare, un diverso modo di pensarsi" (p. 127). L'io si costituisce come sé, ritrovandosi tra due nulla: il nulla di sé e il nulla del suo presunto possesso dell'origine: "fra tali due non è pensabile la generazione e perciò l'identità di un io che non è proprio a se stesso, mentre Dio riconosce se stesso come risultato di sé attraverso se stesso. Dio è questo movimento in se stesso e solo così è il Dio vivente" (p. 130).

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Gianfranco Dalmasso, "Hegel, probabilmente. Il movimento del vero", Jaca Book, Milano 2015.

Gianfranco Dalmasso dialoga su Hegel con Carlo Sini lunedì 26 ottobre, ore 18, presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.



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