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LETTURE/ Pasolini sfida ancora chi ci ruba l'anima

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine dal web)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine dal web)

Non è sul piano ideologico che il potere fa leva, ma su quello del puro vissuto. Per questo la gente continuava ad andare in chiesa, ma poi votava per il divorzio e per l'aborto: di fuori era ancora cristiana, ma nell'anima era già edonista, borghese. Colpa del tanto innocuo «Carosello», che ogni italiano seguiva coi bambini prima di andare a nanna: «come polli d'allevamento, gli italiani hanno subito assorbito la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale del potere». Ed eccoci mollicci davanti alle sfide di ogni giorno, come le flaccide natiche spalmate sui nostri comodi divani, tanto ripieni di superfluo da non aver più bisogno di santi né di eroi: «la società permissiva non ha bisogno che di consumatori». Litigassero pure, l'operaio e lo studente, l'imprenditore e la casalinga, il fascista e l'antifascista: hanno le stesse voglie, gli stessi sabati. Nessun Mussolini è mai stato tanto fascista quanto il nostro permissivismo: si può fare tutto, e perciò guai a chi non lo fa! Mai nessun potere era entrato fino alla stanza da letto, aveva già conosciuto i nostri pensieri prima che arrivassero sulle nostre labbra, fino a decidere come dobbiamo festeggiare il compleanno o di cosa parlare il lunedì mattina: «Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre...».

Sarebbe semplice cavarsela, se l'attacco fosse sferrato soltanto attraverso i mass media. Il problema è che «il potere non è fuori da quei giovani che si fanno umiliare, è anche in loro». Pasolini lo scriveva al suo Gennariello, ma a ogni quindicenne si può ripetere che i suoi coetanei sono i suoi «più importanti educatori», i principali veicoli dell'omologazione: «hanno in mano un'arma potentissima: l'intimidazione e il ricatto». Prova a non essere come tutti, se hai coraggio! Prova a entrare da solo il giorno di uno sciopero, prova a non uscire un sabato, prova a non essere fidanzato, prova! Mamme in crisi, consigli di classe allarmati, psicologi alla porta… Un ragazzo vede che i suoi amici «vivono esistenzialmente valori nuovi», si sente «schiacciato da tale "novità": ed è questa "novità" — che tu temi di vivere imperfettamente, mentre la vedi vissuta perfettamente dai tuoi compagni — che costituisce il nucleo della tua ansia di apprendere». Capisci come mai ti era capitato l'insincerità, l'emulazione mai giudicata di ciò che fanno tutti, quell'«ansia di integrazione e qualunquismo» in base alla quale, per farsi accettare dagli altri, bisogna pur rinunciare a qualcosa, senza mai peraltro arrivare a essere come gli altri vogliono né aderendo più a come si è. 



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