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LETTURE/ Pasolini sfida ancora chi ci ruba l'anima

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine dal web)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine dal web)

Pier Paolo Pasolini, morto quaranta anni fa, continua a stravolgerti lo sguardo sul mondo. Se lo leggi, non puoi più essere come prima. Prendi gli Scritti corsari e le Lettere luterane e ti sconvolgi capendo quanto il potere ti condiziona. Tu, quando pensi al potere, parli di politica, di soldi e di armi, e lui ti fa rendere conto che esiste invece un «"Potere" con la P maiuscola», e non si sa bene chi ce l'abbia in mano: sappiamo però che Lui, il Potere, ci tiene in mano tutti. Ti guardi intorno, in una piazza, e d'un tratto l'«omologazione» ti fa male: non c'è più nessuna differenza «nel modo di vestire, nel modo di camminare, nel modo di esser seri, nel modo di sorridere, nel modo di gestire, insomma nel modo di comportarsi». Luogo comune quando è un commento sugli altri, scoperta terrificante «quando lo vedi anche» su di te, come cantava Giorgio Gaber: «su come parli, cosa canti, come ti vesti, sui tuoi bisogni, sulle tue scelte, sui tuoi gusti»

Alzi gli occhi dalle pagine di Pasolini e finalmente vedi. Vedi quello che avevi sempre visto e che non avevi mai visto. Incroci i ragazzi per strada, e le loro «motociclette da guidare come piccoli idioti arcangeli con dietro le ragazze ornamentali», ostentate come trofei. Che male c'è? Così si fa, «chi non è in coppia non è un uomo moderno, come chi non beve Petrus o Cynar». Un braccio cinge una spalla: ci sei abituato, sono gesti naturali; leggi Pasolini e scopri che invece sono «atti culturali», copiati. Dalla televisione, innanzitutto, che è «il luogo dove si fa concreta una mentalità». Ti sentivi libero col tuo telecomando, e ti ritrovi in una trappola «autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo» (come siamo diventati creduloni nell'iperdemocrazia della rete!). Quello che devi fare, infatti, la tv non te lo suggerisce con un «linguaggio verbale», ma te lo rappresenta con il «linguaggio del comportamento»: che tu vedi e imiti, «di sana pianta, senza mediazioni». Nessuno, nessuno è impermeabile al «linguaggio pedagogico delle cose»: anzi, chi si sente al riparo dai condizionamenti è il prodotto perfetto del potere, perché non solo fa quel che non ha scelto lui, ma si è dimenticato che non l'ha scelto lui. Come non puoi infilare una mano nel fango senza sporcarti, così non puoi vedere niente senza rimanerne influenzato. Prima tenevi la televisione accesa senza darci peso: ora sai che qualcosa ti rimane per forza addosso. Non tanto le idee, su cui puoi anche dissentire, ma un orizzonte: ormai piace anche a te un po' di benessere, un po' di bella vita, un po' di denaro da consumare. Sei moderno, ce l'hai nel sangue il bisogno di sistemarti. Puoi continuare a riempirti la bocca con le tue idee, ma intanto l'anima te l'hanno presa. 



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