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IL CASO/ Ferrara, Blair, la guerra in Iraq: la fine di un'epoca

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Tony Blair (Infophoto)  Tony Blair (Infophoto)

Così  Ferrara, lo spirito libero, il leone appassionato, si chiude a riccio e si scaglia contro Blair: «La storia che la democrazia e la libertà non si esportano con le baionette, e che dunque la guerra a Saddam fu una coglionata sanguinaria, è un insulto indecente all'intelligenza occidentale. Caro Blair ti meriti Corbyn. L'unica cosa di cui Tony Blair dovrebbe scusarsi è per aver assecondato George W. Bush nella folle impresa di mollare gradualmente la strategia dell'esportazione della democrazia e della libertà nel corso del suo secondo mandato (2004-2008)». Per Ferrara «non ha senso dire: mi scuso perché le informazioni dei servizi segreti di tutti i paesi della Nato sugli armamenti di Saddam erano inesatte, anzi è proprio un'affermazione demenziale». Se i servizi hanno sbagliato dovevano, questi, essere denunciati e non chi ha promosso la guerra. 

Qui però il nostro dimentica, o finge di dimenticare, che la famosa  prova che doveva servire a giustificare l'intervento militare con il consenso dell'Onu era una prova fasulla e i vertici dell'amministrazione Usa lo sapevano bene. Come scrive Alberto Negri su Il Sole 24 ore: «Tony Blair chiede scusa per la guerra in Iraq, dice che lui e Bush si sono sbagliati: non è vero, hanno contraffatto le prove sulle armi di distruzione di massa e mandato all'Onu il 5 febbraio il segretario di Stato americano Colin Powell agitando la famosa fiala contenente una polvere bianca per convincere l'America e il mondo intero dell'esistenza della cosiddetta "smoking gun", la pistola fumante, la prova mai provata dell'esistenza dell'antrace e delle micidiali armi batteriologiche nelle mani di Saddam Hussein». 

Queste cose le sa anche Ferrara, ovviamente. Se non le ricorda è solo per ribadire il suo punto di vista, solo apparentemente "realista". L'Elefantino è un idealista machiavellico, un hegeliano che sa che nella storia gli ideali si affermano, spesso, attraverso lacrime e sangue, in punta di baionetta. Per questo può scrivere: «La strategia delineata dai neoconservatori, da Bush e dal suo team di cinici ma efficaci machiavelliani era altra cosa, in continuità con la storia wilsoniana e rooseveltiana della democrazia americana: l'impegno della città sulla collina a diradare le tenebre, si tratti dei totalitarismi nazi-fascisti del Novecento o del jihadismo dell'islam del XXI secolo. Questa storia che la democrazia e la libertà non si esportino con le baionette, e che dunque la guerra a Saddam fu una coglionata sanguinaria, è un insulto indecente all'intelligenza e all'esperienza della generazione che ha visto liberati dalle baionette angloamericane i nostri padri, le nostre madri e noi stessi in tutta l'Europa occidentale». 



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