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IL CASO/ Ferrara, Blair, la guerra in Iraq: la fine di un'epoca

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Tony Blair (Infophoto)  Tony Blair (Infophoto)

La guerra contro l'Iraq sarebbe analoga a quella dell'America e degli Alleati contro Hitler. Torna qui l'equiparazione, propria della propaganda di dieci anni fa, tra il dittatore Saddam e Adolf Hitler. Il milione e più di morti prodotti dalla guerra "democratica", le centinaia di migliaia di feriti, la distruzione sistematica di un Paese che aveva un suo benessere, scuole, università, relativa parità civile tra uomini e donne, ricchezze artistiche, la destabilizzazione dell'intera area, l'esodo di centinaia di migliaia di cristiani e la persecuzione di una delle chiese tra le più antiche del Medio Oriente — come causa collaterale del conflitto portato dall'occidente "cristiano" —: tutto ciò non è significativo per lo sguardo "hegeliano" di Ferrara. Per il fondatore del Foglio la colpa di tutto non sta in una guerra palesemente sbagliata — perché di questo si tratta, non dell'idea utopica che non ci siano più guerre — ma nel fatto che non è stata portata fino in fondo a causa della pavida ritirata operata da Barack Obama sul quale si riversa tutta l'onta della sconfitta. Una formula assolutoria per Bush che esonera anche Ferrara da ogni ripensamento. 

Troppo semplice, troppo comodo cavarsela così di fronte al giudizio della storia. Nel suo articolo Ferrara richiama il valore della «crociata di san Giovanni Paolo II … per liberare l'Europa centrale e orientale dal tallone di ferro del Patto di Varsavia». Siamo d'accordo. Però perché egli dimentica di informarci che Giovanni Paolo II, vecchio e malato, si oppose come un leone alla volontà americana di andare in guerra, non temendo di opporsi, da solo, a tutti i poteri del mondo? Ferrara, che tanto ama citare i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in antitesi al papa attuale, perché non ricorda mai l'opposizione strenua di papa Wojtyla contro la guerra in Iraq? Certamente non può averlo dimenticato; però, al momento di criticare la confessione di Blair, ricorda solo il papa che ha contribuito ad abbattere il muro di Berlino. Peccato per queste amnesie. Peccato, soprattutto, che l'Elefantino non abbia colto l'occasione delle parole di Blair per un ripensamento della sua prospettiva. Avremmo avuto un Ferrara diverso, una voce veramente critica mentre, al contrario, la sua ostinazione lo lega alla débâcle, ideale e politica, del decennio neocon il cui esito tragico è di fronte ai nostro occhi. 



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