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ARTE/ James Tissot, "La vita di Cristo" è una sorpresa continua

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James Tissot, Il Padre Nostro (Immagine dal web)  James Tissot, Il Padre Nostro (Immagine dal web)

Dopo questo momento introduttivo, comincia il vero e proprio racconto. Episodi famosi, episodi poco noti, episodi di raccordo. Tra i primi acquerelli, riconosciamo l'Annunciazione, la Visitazione, la Nascita di Gesù, la Presentazione al tempio, la Fuga in Egitto. Poi, come nei Vangeli, si salta a Gesù dodicenne, nel tempio, in mezzo ai dottori. Un solo (splendido) foglio per raccontare il periodo di lavoro nella bottega di Giuseppe, ed ecco che già si arriva alla vita pubblica. Compaiono gli apostoli, i miracoli, le parabole. Troviamo l'emorroissa che, a carponi, usa le sue poche forze per allungarsi a sfiorare il mantello di Gesù. Il giovane ricco che se ne torna a casa triste, con gli abiti sfarzosi che gli scaldano il corpo ma non il cuore. Gesù che sta insegnando il Padre Nostro, la preghiera che congiunge l'uomo con Dio (ai suoi piedi vediamo gli apostoli seduti per terra, sopra la sua testa un cielo bagnato di luce).

Quando poi si arriva alla passione, alla risurrezione, alle ultime vicende descritte dai Vangeli, il "racconto per immagini" di Tissot diventa ancora più profondo e intenso. Lo si nota benissimo nell'acquerello che raffigura La crocifissione vista dalla croce (il titolo originale è Ce que voyait Notre-Seigneur sur la croix), probabilmente il momento più alto, per potenza iconografica e qualità compositiva, dell'intera opera. Il pittore francese, che nei fogli precedenti ha già rappresentato il Golgota da più angolature, in questo assume il punto di vista di Gesù e prova a ricomporre l'immagine che si presentò ai suoi occhi durante l'agonia. Il risultato è di grande effetto: è praticamente impossibile passare al foglio successivo senza pensare, almeno per un istante, alla sofferenza vissuta sulla croce da Gesù, al suo trovarsi abbandonato dall'uomo, al suo abbandonarsi nelle mani di Dio.

A Tissot i temi cristiani offrono nuove possibilità di ricerca. La sua arte, prima consacrata esclusivamente alle divinità del lusso e del piacere, trova nel Vangelo una preziosa chiave di lettura della realtà. Attraverso La vita di Cristo riesce ad aprirsi alla dimensione dello spirito e a confrontarsi con le domande cruciali dell'esistenza. Vengono in mente le riflessioni di Arturo Martini sull'arte cristiana: «Per noi artisti Cristo rappresenta la figura più grande e più espressiva del nostro mondo. Il legame con l'infinito mancò alla religione pagana: per i Greci Giove o la più bella delle Veneri erano forze di natura idealizzate, forme per la gioia dei sensi. La visione totale dell'essere si stabilisce con l'Incarnazione».

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