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LETTURE/ La sconfitta della mafia 2.0? Comincia da ciò che "inferno non è"

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Catania (Immagine dal web)  Catania (Immagine dal web)

Fa notare opportunamente Ardita che "tutti i più famosi criminali catanesi e i capi delle associazioni mafiose sono stati 'ragazzi' di quel quartiere. Orgogliosi, pieni di rabbia in corpo e in cerca di riscatto". E amaramente l'autore chiosa: "Nei quartieri tutto sembra fermo a trent'anni fa".

Oggi la situazione, per alcuni aspetti, è peggiorata. I ragazzini non vanno a lavorare in nero o a delinquere soltanto per far fronte alla povertà della famiglia. Vengono indotti a queste scelte dall'inefficienza e dall'ottusità degli stessi enti pubblici.

La Commissione antimafia nel 1985 scriveva: "Molti, col padre in carcere, non frequentano neppure le scuole dell'obbligo" perché devono procacciarsi da vivere.

Oggi è peggio perché molti di loro non vanno a scuola, perché la scuola non comincia, anzi chiude loro le porte in faccia.

In Sicilia 3mila ragazzi fra i 15 e i 18 anni (sono gli allievi del 3° anno dei corsi di formazione professionale validi per l'obbligo scolastico) da settembre 2014 aspettano ancora il suono della prima campanella.

Per capire quanto sia fondamentale questo punto, cito la lettera di un ragazzino di terza media di un quartiere povero di Catania pubblicata dal quotidiano La Sicilia. Il ragazzo racconta delle sue difficoltà a studiare e del dramma che vive circa il suo futuro stretto nell'alternativa fra un lavoro facile e la fatica della scuola. E conclude: "Studio perché non voglio essere un animale, perché un animale non sa niente e agisce senza pensare, mentre io voglio essere libero".

Ardita introduce un altro aspetto del problema. "Accanto alla miseria dei rioni popolari l'altra faccia della città è la Catania bene che domina tutto con la sua vocazione commerciale e imprenditoriale e fornisce i quadri dirigenti di ogni settore. (…) La città bene e quella a rischio stanno una dinanzi all'altra come due parenti che si conoscono e si frequentano solo per convenienza. Ed è sempre il parente povero ad attraversare via Plebiscito per andare a casa dell'altro" (a volte per chiedere qualcosa, altre per rubare o per minacciare, altre ancora per stringere accordi, per fare patti). La Catania bene, invece, sembra essersi dimenticata dei disagiati.

Immaginiamo cosa potrebbe accadere se ad attraversare via Plebiscito fosse, invece, il parente della Catania bene.

Per la verità non dobbiamo usare la fantasia, ma solo osservare la realtà, anche se si presenta in forme discrete. A 100 metri da via Plebiscito c'è uno dei licei classici più noti della città, lo "Spedalieri". Venti anni fa, una insegnante di quel liceo propose ai propri alunni una iniziativa di volontariato nel quartiere "Cappuccini". Si trattava di portare alle famiglie più povere cibo, indumenti e di aiutare i bambini nei compiti. Col tempo molti di quei ragazzi-volontari sono diventati medici, avvocati, insegnanti, operai e continuano quell'iniziativa di volontariato, mentre tanti altri se ne sono aggiunti. 



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COMMENTI
05/10/2015 - Quanto ho ancora da imparare (claudia mazzola)

Credo che il Papa ci stia insegnando ad uscire da noi stessi e guardare all'altro, al prossimo tuo. Un pochino con me ci sta riuscendo!