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LETTURE/ Eugenio Corti a Moncalieri, la "profezia" di uno scrittore

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Eugenio Corti (1921-2014) (Immagine dal web)  Eugenio Corti (1921-2014) (Immagine dal web)

Il carattere forte di Corti emerge a più riprese. Racconta che nei primi tempi era spesso punito dai superiori, probabilmente per la troppa esuberanza o magari perché suggeriva a un compagno durante l'interrogazione… Qualche tempo più tardi avrebbe raccontato: "Soltanto sul lato della condotta (punizioni) sono stato piuttosto in ribasso, ma pazienza sono stato sempre così da che sono al mondo" (Lettera dell'8-11). Corti talvolta si lamentava della lentezza con cui i famigliari rispondevano alle sue lettere: "Già tre volte vi ho scritto da Moncalieri, e almeno altrettante da Piacenza prima di partire, e non ho ancora ricevuto niente. Perché? Forse che le mie lettere non arrivano? Aspetto vostre notizie presto: ogni giorno, alla distribuzione della posta, quasi tutti ricevono qualche cosa e a me non arriva mai niente, e sì che sono tra quelli che abitano più vicino, e hanno più parenti, e scrivono di più!" (Lettera del 9-9-1941, in una splendida pagina del Cavallo rosso avrebbe dettagliato l'importanza della posta al fronte). 

Durante la permanenza a Moncalieri, Torino fu bombardata. Il futuro autore de I più non ritornano tranquillizzò subito i genitori. Stava bene e si sentiva al sicuro tra le mura del Castello: "I sotterranei sono spaziosi, quantunque non comodissimi. Hanno mura di oltre 2 metri di spessore, e tutti i soffitti a volta. Dato anche il buon numero di piani superiori, potrebbero cadere proprio sopra ad essi tutte le più grosse bombe che gli inglesi possano portare fin qui, senza che mai ne abbiamo a soffrire il massimo fastidio. Laggiù, i colpi delle bombe e dell'antiaerea si sentivano appena appena" (Lettera dell'11 settembre). 

Con il passare delle settimane Corti acquistò dimestichezza nella nuova condizione militare fino a sentirsi "un podista di gran classe" (con qualche apprensione però per gli esami di "ginnastica") e capace di "tirare avanti trionfalmente" nonostante la trigonometria e la "valanga di matematica". Considerò poi una "bella fortuna" l'apertura dentro il castello di una "sala di lettura" con una "discreta biblioteca": il futuro romanziere avrebbe placato la sua sete di sapere e colmato le ore libere (sembra che Moncalieri non offrisse troppi diversivi…). 

Tra gennaio e febbraio '42 Corti superò i quattro esami per diventare sottufficiale (tra le materie: "Automobilismo", "Armi e Tiro", Nozioni teoriche di Regolamenti", "Addestramento al combattimento"). Ma il giovane si distinse anche nelle esercitazioni pratiche di comando. Il 10 gennaio in aperta campagna aveva dimostrato la sua attitudine al comando: "Ho avuto la sorpresa d'essere nominato 'capo-nucleo'. Sono l'unico 'capo-nucleo' che faccia Legge, ho così il gusto di dirigere io, e correggere ecc i calcoli di una decina di studenti di ingegneria, per non parlare di quelli delle altre facoltà scientifiche. Carina no? Io che la matematica l'ho sempre guardata di mal'occhio!". 



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