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LETTURE/ "Frankenstein", quanto è forte la nostalgia di Dio

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Mary Shelley nel ritratto di Richard Rothwell (1840) (Immagine dal web)  Mary Shelley nel ritratto di Richard Rothwell (1840) (Immagine dal web)

Rappresenta "il volto della medicina moderna che vuole superare ogni limite, che non vuole tanto occuparsi dei bisogni, ma realizzare dei desideri" (p. 71), in un delirio di onnipotenza che è più che mai presente tra noi. Ma, lungi dal realizzare i sogni della nuova scienza, il mostro che prende vita "è un organismo ricostruito, il risultato di un bricolage biologico. È il tentativo ambizioso ma ridicolo di vincere la morte: così come l'Anticristo è simia Dei, così il mostro di Frankenstein è simia hominis, una goffa imitazione mal riuscita dell'uomo" (p. 16).  

Il mostro diventa assassino perché il suo bruciante, divorante bisogno di amore ha ottenuto come unica risposta odio e disprezzo. Nel suo immenso dolore, la creatura "nata" adulta (senza un passato) coltiva l'odio e giura vendetta verso tutto il genere umano. Perché siamo tutti, innanzitutto, assetati di amore. Nella sua solitudine assoluta, il mostro chiede allora al suo artefice/padre/creatore di dargli una compagna, proprio come il Creatore della Genesi affiancò Eva ad Adamo: Non è bene che l'uomo sia solo. Ma questo, per il mostro, non accadrà mai. Il suo creatore lo priva di una compagna proprio come lo ha già privato di un nome. "A lui tutto questo è stato negato. A lui è stata negata un'identità, egli non ha storia e per di più gli è precluso l'incontro con un qualunque suo simile. Egli non esiste" (p. 104). 

Un romanzo in cui il soprannaturale è tetramente assente evoca paradossalmente nel lettore una "nostalgia di Dio": di un Dio, cioè, che ha cura delle sue creature e chiama ciascuna per nome; agli antipodi di Frankenstein, creatore e padre insieme, che rifugge le sue responsabilità e rifiuta la sua creatura prima ancora che essa si guadagni il suo odio.

Il messaggio più attuale, sottolineano gli autori, è la valenza profetica del romanzo: parlando di scienza, cosa è lecito indagare? Dove deve fermarsi la mano dello scienziato? C'è qualcosa di sacro e di inviolabile nel mondo? Come il mostro urla in faccia al suo creatore: "Come osi scherzare così con la vita?".

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Paolo Gulisano, Annunziata Antonazzo, "Il destino di Frankenstein tra mito letterario e utopie scientifiche", Ancora, Milano 2015. 
Il libro viene presentato oggi, venerdì 13, alle ore 17.30 al Museo del Fumetto in Viale Campania 12 a Milano.



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