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LETTURE/ Savonarola, non c'è Bellezza senza conversione morale

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Girolamo Savonarola ritratto da Alessandro Bonvicino (1498-1554) (Immagine dal web)  Girolamo Savonarola ritratto da Alessandro Bonvicino (1498-1554) (Immagine dal web)

E' bello avere molti riferimenti per leggere Girolamo attraverso Francesco, anche perché i due affondano la loro produzione su un terreno comune, quello della letteratura latina classica e medievale, di cui si trovano in entrambi abbondanti tracce. Una per tutte, Cicerone delle Tusculanae disputationes: "volat enim tempus" e Savonarola: "Donque, non esser tarda, /ché il tempo vola, anima mia gentile". O, nella celebre Laude al Crocifisso, il tema: "O gran bontà, / dolce pietà" rinvia a "Dulce lignum, dulces clavos, dulce pondus sustinet" inno di Venanzio Fortunato, composto nel VI secolo. La gamma dei rimandi dunque si amplia, guidata da una mano sapiente.

Non deve sfuggire a un'analisi così puntuale la diversità di timbro: irresoluto nell'intraprendere una via non solo letteraria, forse anche ripiegato sull'oscurità dell'io, imprigionato dalla malinconia e dall'accidia Petrarca. Savonarola infiammato d'amore, severo con se stesso e con il suo lettore, volto all'azione tutta interiore della conversione e a quella esteriore del rinnovamento morale.



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