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VERSO IL GIUBILEO / La misericordia di Papa Francesco? "Il Ladrone e la Maddalena nel carcere di Padova"

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Mons. Claudio Cipolla (D) con don Marco Pozza (Immagine d'archivio)  Mons. Claudio Cipolla (D) con don Marco Pozza (Immagine d'archivio)

La fede di san Disma, il ladrone graziato da Cristo in punto di morte: è il nostro santo-patrono, il venerdì santo è la nostra festa-patronale. E' il brigante che, scrutando il Dio trafitto, seppe leggerci dentro la regalità di Cristo. Consapevole delle sue scelte, non gli chiese un'amnistia: gli sarebbe bastato un semplice ricordo nelle preghiere. La consapevolezza, almeno in punto di morte, di avere qualcuno che si ricordasse di Lui. La sua fede sorpassò quella di tutti gli altri, apostoli compresi: si trovò compagno di viaggio del Cristo in giorno in cui s'inaugurò il Paradiso. Oltre lui, la Maddalena: la donna-di-strada alla quale il Risorto fece il dono della prima apparizione. E' imbarazzante il mistero della Morte-Risurrezione: è incastonato tra un brigante e una peccatrice. Un insulto al buon senso, un inno impareggiabile della Grazia. La storia rocambolesca di questo santo un po' bischero, c'insegna che mentre aspettiamo la risurrezione dei morti c'è tutta una risurrezione dei vivi che è possibile contemplare. Ancor di più: che è possibile favorire, senza mai giustificare il male ma cercando di comprendere il perchè delle diavolerie dell'umano.

 

L'8 dicembre è vicino: avete cominciato a "masticare" la misericordia di Papa Francesco'?

Papa Francesco ha indetto un Giubileo per riscoprire la misericordia come esperienza fondamentale di vita cristiana. Cos'è la misericordia dentro il carcere e sulla linea di confine fra il carcere e la comunità attorno? La misericordia è una grammatica che, mentre mi costringo ad impararla, mi procura mal di denti e forti emicranie: prima di imbattermi in questa frangia di umanità, ero pienamente consapevole che gli sbagli esistessero, che gli uomini sbagliati esistessero. Solo che a sbagliare erano sempre gli altri, l'uomo sbagliato non ero mai io. Andare a scuola di misericordia da queste parti è vedersi costretti a guardare l'altro con gli occhi di Dio: è lasciar fare qualcosa anche a Dio, accettare che la conservazione del bene sia per Lui più importante della cancellazione del male. Ammettere che grano e zizzania crescano assieme, convinti che alla fine non saranno la stessa cosa. Guardo a me stesso e misericordia significa ribaltare la mia visuale: non posso più pretendere di capire per decidere se amare o meno, ma devo imparare ad amare per poter un giorno sperare di capire. La logica del giudice Paolo Borsellino, un nome pesante dietro le sbarre: "Palermo non mi piaceva: ho imparato ad amarla perchè sognavo un giorno di trasformarla". Amare, prima di ogni altra pretesa: la misericordia è una donna esigente da conquistare. Mica una tra tante.

 

Alfredo, il sacrestano della tua parrocchia ai Due Palazzi, ha già previsto "delle belle" durante il Giubileo: quali "cose belle" prevedete o desiderate?



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