BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

VERSO IL GIUBILEO / La misericordia di Papa Francesco? "Il Ladrone e la Maddalena nel carcere di Padova"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Mons. Claudio Cipolla (D) con don Marco Pozza (Immagine d'archivio)  Mons. Claudio Cipolla (D) con don Marco Pozza (Immagine d'archivio)

Per guadagnare tempo prezioso: il carcere è molto più vicino a noi di quello che possiamo immaginare. Frequentarlo è avere l'occasione di amare la libertà, di gustarsi la vita, di assaporare l'umano. E' imparare ad alzarsi la mattina e mettere in conto di sbagliare: ci si scopre più liberi d'agire, meno complessati, col guadagno di una maggior verità. Tutte cose che per me erano inimmaginabili fino a pochissimi anni fa. 

 

Gli ultimi due libri che ha scritto hanno due titoli che incuriosiscono e, forse, arrecano scompiglio: L'imbarazzo di Dio e L'agguato di Dio (San Paolo, 2014-2015). Perché quest'immagine di Dio?

Perché a me Dio è apparso così: tendendomi un agguato che mi ha messo l'imbarazzo addosso. La mia storia con Dio è dissacrante e profonda, il mio stile nel parlare di Lui è dissacrante e profondo, anche la mia testimonianza è così: mi piace andarmelo a cercare nell'inferno, nei posti più astrusi, mi piace sfidare la Grazia. Lui fa lo stesso con me: mi tende agguati, mi organizza dei tranelli, s'imbosca per sorprendermi. Sembriamo due bambini che giocano a nascondino: ci divertiamo assai. Io a cercare Lui, Lui a cercare me. Ogni tanto me ne combina qualcuna di grossa e viviamo separati sotto lo stesso tetto per un po' di tempo. Poi, però, ci manchiamo a vicenda a torniamo a cercarci: ogni volta scopriamo d'esserci innamorati un po' di più. Siamo una strana coppia io e il mio Rabbì.

 

L'agguato più insopportabile che le ha teso?

Per chi, come me, fino a qualche anno fa sosteneva "chiudeteli in cella e gettate la chiave nel mare" e dava fiducia a chi predicava tutto ciò, non c'era agguato più atroce di quello di farmi spendere il mio sacerdozio nello sbaraglio delle galere. E' stato il suo modo di essere misericordioso nei confronti di una testa calda come la mia: farmi scoprire che un conto è la letteratura del carcere, un conto è l'incontro con i carcerati. Quel giorno ho capito che la grandezza di un uomo non è quella di ostinarsi nelle proprie idee, ma anche di ammettere d'aver sbagliato a ragionare. Ho ammesso d'aver sbagliato traiettoria, ho chiesto scusa a modo mio e sono ripartito proprio da lì. Da dove si era imboscato per convertirmi il cuore, anche il pensiero. Il carcere è la mia porta di Damasco.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.