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LETTURE/ Grossman in guerra: l'eroismo è "una questione di gesti quotidiani"

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Soldati russi a Stalingrado (Immagine dal web)  Soldati russi a Stalingrado (Immagine dal web)

Raccontando la quotidianità, senza indulgere, come molti colleghi, alle frasi fatte della propaganda staliniana per scrivere della guerra, si troverà per la prima volta a fare i conti con la censura. "Se sapessi come tagliano e distorcono i miei poveri pezzi, non limitandosi 'solo' ad aggiungere qua e là intere frasi…" scriveva alla moglie mentre a Stalingrado si delineava la vittoria sovietica (i due curatori non raffrontano i testi originali con quelli censurati, né forniscono indicazioni o esempi di autocensura, cui pure Grossman dovette sottoporsi, anche nei taccuini).

È proprio a Stalingrado che le già incrinate certezze ideologiche grossmaniane inizieranno a venire meno. Lo scrittore vi arriva all'apice della carriera ("Mio caro padre, la mia situazione non è mai stata così rosea, ho fama, riconoscimenti" scrive nell'agosto '42), ma con "il cuore gravato da un peso": dal luglio 1941 ignora infatti quale sia la sorte della madre, rimasta in Ucraina, a Berdicev, conquistata dai tedeschi. La traccia dolorosa di questa apprensione è costante nei taccuini: "Ho ricevuto una cartolina dal Dipartimento per la migrazione, dice che la mamma non è nella lista degli evacuati. Lo sapevo che non era riuscita a fuggire, eppure leggendo quelle righe dattiloscritte ho avvertito una fitta al cuore" (maggio 1942); "Mi tormento pensando che ne è stato della mamma"; "Sogno spesso la mamma. Una notte, durante una tappa… No, non credo che sia sopravvissuta" (marzo 1943). Nel gennaio 1944, a Berdicev (era stato nel frattempo assegnato al Fronte ucraino) Grossman vedrà le fosse comuni degli oltre 20mila ebrei uccisi insieme con sua madre. Dopo Stalingrado, la scoperta della Shoah — gli eccidi nazisti in Ucraina, e in Polonia, a Treblinka, dove entrerà, primo scrittore al mondo a darne testimonianza scritta, in un campo di sterminio —, gli rivelerà il volto del totalitarismo, di cui di lì a poco riconoscerà i tratti anche in patria, come sanno i lettori di Vita e destino.



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