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ISLAM/ Card. Béchara Raï: noi cristiani in Libano con i musulmani da 1400 anni

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Esistono in Libano due società opposte: una società civile cordiale, generosa, accogliente a prescindere dall'appartenenza religiosa. E una società politica formata da ministri e parlamentari, totalmente differente, in perenne lotta. La divisione è dovuta al conflitto tra Arabia Saudita e Iran, cioè tra sunniti e sciiti, con le sue ripercussioni in Iraq, Siria e Yemen. […] Di fronte ai conflitti tra musulmani, i cristiani invece di scegliere il ruolo di conciliatori hanno agito in qualche modo come fomentatori, schierandosi con l'una o l'altra parte. […]

 

Vi sono ancora segni visibili della guerra civile che ha spaccato il suo Paese?

Nel '75-'76 la guerra è iniziata tra palestinesi ed esercito libanese. […] Il piano politico era di dividere il Libano in due Stati, uno cristiano e uno musulmano, ma non è riuscito. Il Paese si è ricomposto e i libanesi, pur sapendo chi ha ucciso chi, sono tornati a vivere insieme. Così la cultura libanese di convivialità tra cristiani e musulmani ha prevalso sulla contrapposizione, come disse allora San Giovanni Paolo II.

 

Il dibattito sui cristiani in Medio Oriente vede contrapposte spesso due categorie: quella della cittadinanza piena e quella dell'appartenenza confessionale che andrebbe "tutelata" e garantita. A che punto siamo oggi?

A parole si sostiene sempre che l'unità del Paese si basa sul diritto di cittadinanza dei singoli e non sulla loro appartenenza confessionale. Ma a causa del conflitto sunniti-sciiti prevale ancora tra noi l'appartenenza confessionale. È una realtà che si è acutizzata ultimamente.[…]

 

La sofferenza dei profughi, in particolare siriani, che impatto ha sulla vita delle vostre comunità?

In Libano ci sono un milione e mezzo di profughi siriani e cinquecentomila palestinesi, la metà della popolazione libanese. La povertà cresce. Purtroppo accade che il bisogno dei profughi di mangiare e lavorare vada a discapito dei libanesi. […] La classe media, che prima della guerra comprendeva l'85% della popolazione, è emigrata, sparita, non esiste più. Un milione e mezzo di profughi diventeranno due milioni l'anno prossimo a causa della forte natalità delle famiglie musulmane. La maggioranza dei profughi è sunnita, quindi saranno strumentalizzati dai sunniti nella loro battaglia contro gli sciiti. Questi profughi in Libano sono una bomba a orologeria.

 

È un destino ineluttabile o vede vie di soluzione praticabili?

L'unica soluzione è che la guerra in Siria, Iraq, Yemen e Palestina finisca e che i profughi rientrino e ricostruiscano il loro Paese. La comunità internazionale non può rimanere indifferente. Bisogna salvare il Libano perché possa adempiere il suo ruolo di convivialità cristiano-musulmana e di pluralismo nella regione mediorientale.



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