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DA PARIGI A BRUXELLES/ Noi siamo quelli del Bataclan, ma potevamo essere gli "altri"

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Paul Cézanne, Natura morta con teschio (1895-900) (Immagine dal web)  Paul Cézanne, Natura morta con teschio (1895-900) (Immagine dal web)

Gli stessi morsi che hanno portato altri ragazzi poco più che ventenni, per motivi che sfuggono a qualsiasi analisi o sintesi, a morire e a dare la morte. Perché sì, un dato che mi ha impressionato è che gli attentatori erano ragazzi, il più vecchio aveva trent'anni (l'età che nel vecchio Occidente è considerata ancora "essere giovani"). Avevano circa l'età di Valeria, meno anni della gran parte delle proprie vittime. Non è stato, forse, uccidere un altro sé possibile, a cui non si vuole guardare in faccia? Noi siamo quelli del Bataclan, ma potevamo essere gli altri. Non c'è quasi nessuno che se ne sia accorto. Balliamo tutti sulla lama terribile della libertà. "C'è bisogno di qualcuno che ci liberi dal male", diceva un grande cantastorie italiano. Già, ma dal male nostro, prima di tutto. Dal male di non saper guardare in faccia l'altro. In questi fatti tragici è in ballo molto di più di una civiltà al declino: è in ballo la possibilità di restare umani.

Che è esattamente quella che la logica dei proiettili intende per prima negare. L'editorialista di Libération, che ringrazia per il pensiero ma chiede al mondo di non pregare per Parigi, perché è la religione ad averla messa in ginocchio sotto al fuoco delle pallottole, è il primo a soccombere a tale logica, ad abdicare alla categoria del possibile, che è proprio quella che il pensiero radicale di qualsiasi natura tende a negare nella prassi, quand'anche la abbracci in via teorica. È triste pensare che anche questo slancio umano di desiderio di comunione planetaria, senza credo e senza schemi (benché con un moto di superficie più che verticale, con l'hashtag #prayforParis), debba essere allontanato in nome della religione più pericolosa di tutte, quella di un laicismo che non è affatto laico, e che si sente titolato ad una visione superiore. Senza pazienza, dunque senza passione, e senza compassione (è l'etimologia a dircelo).

Nell'aula dove entro ogni mattina, da due mesi a questa parte, ci sono quelli che potrebbero essere i figli di Parigi: nordafricani, turchi, nigeriani, cinesi, immigrati da mezzo mondo, italiani di prima generazione e figli di coppie miste. Mi hanno chiesto che cosa voleva dire Isis, e la discussione che ne è seguita ha provocato una valanga di testi e disegni. Non ce ne è stato uno che parlasse di Parigi. Parlavano tutti di sé, del mondo e della volontà di essere felici e in pace con tutti, anche se non sanno che cosa significhi. Io non so che cosa saranno da grandi, ma so che cosa posso seminare oggi.



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COMMENTI
23/11/2015 - bataclan (roberto castenetto)

Risulta difficile pensare che chi è andato al Bataclan l'altra sera lo abbia fatto per cercare la bellezza. Ci sarà andato per cercare divertimento, evasione e altro. Che nel cuore di ogni uomo ci sia l'esigenza della bellezza non significa che ogni azione dell'uomo sia "buona"; anche perché, a questo punto, anche i terroristi ci sarebbero andati per una loro idea di bellezza.