BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ Marina Abramovich, come si può imparare a perdonare?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Marina Abramovic, Portrait with falcon (2011) (Foto Sean Kelly Gallery, New York)  Marina Abramovic, Portrait with falcon (2011) (Foto Sean Kelly Gallery, New York)

Anche l'artista la descrive come "la performance più radicale della mia vita" aggiungendo nella conversazione autobiografica con Alessandra Farkas sul Corriere, dal significativo titolo "Sono nata a sessant'anni", che "il rigore di quei tour de force ha impresso in me una metamorfosi mentale e fisica profonda, trasformandomi come persona".

Già dalla metà degli anni 60 Marina Abramovic vive un'esperienza di dissenso profonda nei confronti della "borghesia rossa", di cui la sua famiglia fa parte grazie a vicinanza con Tito. Come altri dissidenti rischiò il manicomio, soprattutto quando la madre — ex maresciallo e direttrice del Museo d'arte della Rivoluzione — chiamò la polizia per farla internare: "qualcuno le aveva detto che sua figlia stava in una galleria d'arte nuda appesa a un muro". "Mia madre mi aspettava con le luci spente... con un portacenere di vetro molto pesante in mano. Mi tirò il posacenere in testa ed ebbi il tempo di pensare: d'accordo. Non mi muovo, mi spaccherà la testa e finirà in carcere per il resto della sua vita. Alla fine, però, mi scansai". Il padre, eroe della resistenza iugoslava, se n'era andato nel 1963, quando lei aveva 17 anni, dopo infinti scontri con la moglie, sfociati nella separazione. Traumi che ritornano anche in molte delle performance storiche, che alternano l'esibizione di un masochismo etico, finalizzato a svelare le recondite intenzioni dell'altro, a una posizione "passivo-aggressiva" messa in scena come tentativo di difesa dalle offese subite, per sfociare nell'opera Manifesto dell'artista (2013) nel precetto del perdono: l'artista deve imparare a perdonare.

Con le performance newyorkesi e la fondazione del Mai (Marina Abramovic Institute) nato col compito di promuovere The Abramovic Method, l'artista è entrata definitivamente  nello star system mondiale. Ha curato per Adidas un video in occasione dei Mondiali di calcio (Brasile 2014) e l'11 settembre 2015 è stata sua la regia della passerella di Givenchy, realizzata per la prima volta a New York, ai piedi della Freedom Tower. Dopo il video con Lady Gaga, reso disponibile sui social per 60 milioni di contatti, ha dichiarato che la sua prossima frontiera saranno i video virali. Ma temo che questa volta, come ha già notato Dagospia, la Abramovic — una tra le cento persone più influenti al mondo nel 2014 secondo il Time — dovrà prendere posto tra milioni di teenager. Non credo invece che tema la concorrenza (sleale) degli "apprendisti stregoni" dell'Isis perché su questo il pensiero dell'artista è chiaro: omicidio e suicidio non sono arte.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.