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LETTURE/ Qual è il vero nemico "interno" dell'Europa?

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Dopo gli attentati di Parigi, Francia e Europa ancora restano quelle stesse che conoscevamo? Frontiere chiuse, stato di massima allerta, retoriche di guerra, nuove ondate di populismi e di xenofobia: un'Europa un po' più fredda e chiusa, meno aperta e liberale. Si parla di un attacco alla nostra cultura. Una cultura basata sui valori di libertà, solidarietà e apertura. Dimenticando che con le nostre reazioni e tentativi fallimentari di rispondere, non facciamo altro che darle il colpo di grazia.

A scanso di equivoci: gli attacchi di Parigi sono un atto di barbarie senza precedenti, almeno nel nostro recente orizzonte storico. Sono un attacco non a istituzioni strategiche ma all'umanità nella sua quotidianità: bar, discoteche, lo stadio. Con la loro strategia kamikaze e la strumentalizzazione della religione esprimono un massimo affronto verso i valori fondamentali di ogni uomo: la vita e l'assoluto. E ovviamente nei confronti della libertà e del dovere di determinare entrambi secondo la più alta responsabilità di ciascuno. Ma sono questi i valori dell'Occidente, in modo specifico? O non invece di ogni essere umano? Non conviene precisare che questi attacchi sono piuttosto un'offesa contro l'umanità?

A mio avviso sta in questa confusione il problema etico più urgente della situazione nella quale si è svegliata l'Europa il mattino del 14 novembre. Reagiamo nel modo stesso che i terroristi hanno progettato e previsto: chiudendoci, irrigidendoci, covando odio e sentimenti di guerra. Contribuendo proprio così a un'immagine del mondo e dell'umanità che è proprio l'ideale del fondamentalismo islamico e — attenzione — di tutti i fondamentalismi ed estremismi di tipo ideologico.

In questa situazione anche la strategia dell'autocolpevolizzazione dell'Occidente, per quanto possa essere basata su sentimenti morali legittimi o confusi, non solo non riesce a risolvere la sfida in cui ci troviamo, ma non aiuta nemmeno a riguadagnare un mondo libero e solidale, di rispetto per la vita e per la religione. Certo, può contribuire a uno sguardo più equo ricordare anche le quote di responsabilità dello stesso Occidente, per le sue politiche sbagliate o mancate degli ultimi anni e decenni. Ma dedurre da ciò una co-responsabilità negli attentati fino a "comprendere" i carnefici, sebbene parte del problema, di certo non è la soluzione.

Il problema, in fondo, è un altro. Scambiamo la rivendicazione delle libertà universali con quella della "nostra cultura", finendo a non fare né l'uno né l'altro. In questo modo, da un lato ci "impadroniamo" dei valori liberali, deducendo da ciò delle legittimazioni quasi universali per le nostre azioni, purtroppo anche militari. Dall'altro lato, tuttavia, pensiamo che proprio in ciò consista la difesa della "nostra cultura". Ma quest'ultima non si riduce ai valori dell'illuminismo e della Rivoluzione francese. La nostra cultura e i nostri valori si esprimono anche attraverso la tradizione, la religione (o meglio: le religioni), l'arte, le istituzioni della vita sociale come la famiglia, ecc. 



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