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LETTURE/ "Lettera a Hitler", il Giusto non è un eroe

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Adolf Hitler (1889-1945) (Immagine dal web)  Adolf Hitler (1889-1945) (Immagine dal web)

La Lettera a Hitler fu scritta da uno scrittore e poeta tedesco a Berlino nella pasqua del 1933. Prendeva occasione dal decreto del governo hitleriano del 29 marzo 1933, che metteva al bando i negozi e le attività commerciali degli ebrei. In quel marzo fatale incominciò la campagna antiebraica, le cui tappe sarebbero state le Leggi di Norimberga del 15 settembre 1935, la Notte dei cristalli del 1938, i vari progetti di "ghetti nazionali" (compreso il Madagascar!), la Conferenza di Wansee del 20 gennaio 1942, che pianificò la "Endlösung der Judenfrage", la soluzione finale della questione ebraica. Lettera a Hitler è anche il titolo di un libro, dal sottotitolo "Storia di Armin T. Wegner, combattente solitario contro i genocidi del Novecento" (Mondadori, 2015), che Gabriele Nissim ha dedicato all'autore della Lettera, Armin Theophil Wegner, nato a Elberfeld nel 1886 e morto a Roma nel 1978. 

Le sue ceneri sono state in parte disperse nel cratere dello Stromboli e in parte tumulate a Erevan, al memoriale del genocidio armeno. Pressoché sconosciuto in Italia, oramai dimenticato in Germania — ma insignito nel 1956 di una medaglia dell'Ordine al Merito del governo federale tedesco — Wegner ha attraversato avventurosamente il '900. Dapprima militare paramedico, di servizio nell'Impero ottomano, fu testimone attivo e documentato del genocidio del popolo armeno (scrisse al riguardo una lettera al presidente americano Wilson, pubblicata sul Berliner Tageblatt del 23 febbraio 1919) poi viaggiatore in Unione sovietica, affascinato ambiguamente dal modello comunista, ma subito dopo criticato radicalmente. A seguito della Lettera a Hitler, scritta a partire dalla sua condizione familiare — sua moglie era la scrittrice ebrea Lola Landau — fu imprigionato in vari campi di concentramento e torturato. La sua liberazione fu anche l'effetto di un memoriale di autodifesa, fortemente compromissorio rispetto alle tesi del nazismo. Riuscì a riparare a Positano, trovò un incarico come lettore di tedesco all'Università di Padova. Restò in Italia. Nel 1967 venne riconosciuto come "Giusto tra le nazioni" di Yad Vashem, l'ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele. 

E' a questo titolo che Gabriele Nissim, presidente di Gariwo (Gardens of the Righteous Worldwide, la Foresta dei Giusti), ha dedicato il libro a questo personaggio a noi ignoto. Quello dei "giusti" è un filone che Nissim ha aperto e continua a scavare con ostinazione. Tutto dipende dal concetto di "giusto tra le nazioni". Nella tradizione ebraica, "il gentile giusto" è il non-ebreo che rispetta Dio. Dopo la seconda guerra mondiale indica "il gentile", cioè il "non-ebreo", che ha agito in modo eroico per salvare la vita anche di un solo ebreo dalla Shoah. Grazie all'iniziativa di Gabriele Nissim, il Parlamento europeo il 10 maggio 2012 ha istituito la Giornata europea dei Giusti, che si celebra ogni anno il 6 marzo, il giorno della morte di Moshe Bejski, figura cui Nissim ha dedicato un libro nel 2003. 



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