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LETTURE/ Felici e senza limiti: l'inganno del Grande Fratello tecnologico

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Ad evitare questa deriva tecno-scientifica, che Leo Strauss e Friedrich Von Hayek avrebbero chiamato «il male endemico della politica» (il tentativo dello Stato di procurare la felicità all'uomo con mezzi esclusivamente umani), come recita il sottotitolo di un recente volume di Raimondo Cubeddu (L'ombra della tirannide. Il male endemico della politica in Hayek e Strauss, Rubbettino, 2015), non basta più il fatto che «il sole e l'uomo generano ancora l'uomo» (Strauss). La pretesa tecnologica di eliminare la sofferenza dalla vita, cercando di far crollare ciò che costituiva il ponte naturale tra l'uomo e Dio, rischia infatti di rendere obsoleto un realismo antropologico che si concentri solo sulla salvaguardia di quel ponte e che non accetti di confrontarsi direttamente con la questione del rapporto dell'uomo con Cristo.

La stessa questione del gender resterebbe su un piano ideologico, secondo Hadajdj, se non si cogliesse che la sua vera portata risiede non tanto nella pretesa di stabilire, con la ragione, se c'è o non c'è la natura umana, quanto nel fatto che, attraverso tale pretesa, si fa strada il tentativo di eliminare la sofferenza e il limite e di realizzare quello che Marx aveva definito l'aspetto pratico dell'ateismo: la creazione delle condizioni materiali attraverso le quali gli uomini non abbiano più bisogno di una salvezza ultraterrena. 

Ed è una consolazione piuttosto magra il fatto che autori come John Rawls (all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso) e (oggi) Jürgen Habermas e Robert Audi sembrano aver attenuato la propria prospettiva "laica" riconoscendo un parziale ruolo pubblico al cristianesimo, sulla base della considerazione secondo la quale, come scrive Audi, «una piena adesione a una religione influenza tutti gli aspetti dell'esistenza» (La razionalità della religione, Cortina 2014, p. 15).

La ragione naturale umana resta certamente ancora in grado non solo di comprendere il ruolo pubblico della religione, ma anche di dimostrare l'esistenza di Dio e non è mai morta la religione intesa come ricerca di Dio da parte dell'uomo. Ma non avrebbe senso, secondo Hadjadj, dare valore al cristianesimo e alla famiglia, se ciò significasse soltanto uno sforzo di valorizzazione che però esclude una loro fondazione nel rapporto vitale dell'uomo con Colui che lo salva dal male. Pensare non alla famiglia perfetta frutto dell'opzione tecnologica, ma all'essere della famiglia, significa quindi rendersi disponibili a pensarla come «luogo di una misericordia» che non elimina la sofferenza, ma attraverso una fiducia senza controllo (la madre) e un'autorità senza competenza (il padre), la porta nelle braccia del Padre.

Lo Stalin immaginato da Eugenio Corti in Processo e morte di Stalin (1962), di fronte agli uomini che si rifiutavano di essere felici al prezzo della negazione del proprio limite, aveva invece dovuto ucciderli. Il Grande Fratello tecnologico di oggi ha trovato, come aveva già previsto Aldous Huxley ne Il mondo nuovo (1932), la strategia per evitare che avvenga quel rifiuto, illudendoli di poter vivere per sempre e (attraverso il tablet) ovunque.



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