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LETTURE/ Jan Korec, un "traditore" che ha amato Dio fino all'ultimo

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Il cardinale Ján Korec (1924-2015) (Immagine dal web)  Il cardinale Ján Korec (1924-2015) (Immagine dal web)

Riabilitato nel 1968, durante la Primavera di Praga, in seguito ad un'amnistia generale, uscì dalla prigione gravemente ammalato. Riuscì ad andare a Roma, dove ricevette da Paolo VI le insegne episcopali, che mi mostrò con grande emozione: erano il pastorale, la mitria, l'anello e il pettorale che il Pontefice aveva usato quando era vescovo di Milano. 

Nel 1969 un nuovo processo riabilitò totalmente mons. Korec. Uscito dall'ospedale, lavorò prima come netturbino a Bratislava e poi in una fabbrica di catrame. Ma la sua salute crollò. Offriva la sua prima ora di lavoro per il papa, la seconda per il suo vescovo, la terza per i giovani, e così via. Ogni ora aveva la sua intenzione spirituale. Nel 1974 era stato nuovamente arrestato per scontare il resto della pena. Scarcerato ancora per motivi di salute, aveva perso l'impiego di spazzino e aveva ripreso il lavoro di scaricatore di barili di catrame in un'industria chimica.

Il nostro fu un colloquio molto lungo ed intenso, ma anche molto amichevole, in cui toccammo i punti più importanti della vita della Chiesa in Slovacchia.

Lo avevo incontrato il giorno precedente un pellegrinaggio al santuario mariano a Nitra, che vide la partecipazione di migliaia di fedeli, nonostante le difficoltà imposte dal regime. Quando uscimmo da casa sua vedemmo di nuovo avvicinarsi la macchina a fari spenti che ci aveva seguito a lungo. Il giorno dopo sapemmo che il vescovo era stato fermato per 48 ore per impedirgli di andare a Nitra, forse i servizi segreti avevano aspettato che ce ne andassimo per procedere all'arresto senza testimoni e per di più stranieri.

Nel 1987 rilasciò la sua prima intervista, pubblicata dalla rivista "L'Altra Europa". Parlando della sua vita disse: "Non cesso di ringraziare Dio perché non mi sono mai disperato. E poi perché non avremmo dovuto dare anche noi in Slovacchia una testimonianza di gratitudine per il dono della fede ricevuto 1100 anni fa e una testimonianza di amore al bene del popolo attraverso una vita più dura? Sì, la mia vita è stata dura, soprattutto quei 24 anni vissuti da operaio sotto la pioggia e la neve…Ma né lo studio della filosofia o della teologia, né la preparazione di prediche o discorsi, mi avrebbe potuto far capire che cosa significhi la fedeltà a Dio come me lo ha fatto comprendere la fatica di restargli fedele dentro le condizioni della vita. (…) Non ho mai desiderato (e non lo desidero neppure oggi) vivere una vita diversa da quella che ho vissuto".

Incontrai ancora il vescovo Korec poco dopo il venerdì santo di Bratislava, nel 1989. Quell'incontro fu l'occasione per porre al vescovo Korec alcune domande e per chiedergli un giudizio su quegli eventi. 



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